Chi mi legge da tempo sa che sono un chimico, con una formazione di base in chimica organica e una specializzazione successiva in chimica fisica dei suoli. Non sono un medico, tanto meno un virologo, ma la mia formazione professionale mi permette di leggere e comprendere la letteratura scientifica in senso lato. Per questo, in passato, sono intervenuto più volte a favore delle vaccinazioni.
Anche stavolta sento il bisogno di intervenire in un ambito che non è il mio, ma che resta parte della formazione di un chimico, pur con un grado di specializzazione ben inferiore a quello di un medico. Un recente caso di difterite è costato la vita a una bambina di quattro anni a Palermo — nel momento in cui scrivo, la diagnosi è ancora sotto verifica ufficiale. Questo mi spinge a tornare su un tema che ho già affrontato: in queste ore, sui social, l’evento è stato utilizzato da alcuni per rilanciare teorie che la scienza ha da tempo smontato. Non scrivo per alimentare una polemica, ma per mettere a disposizione i dati che conosco. Su come si cura la difterite, e perché la diagnosi tempestiva sia così determinante (si veda il box alla fine dell’articolo).
Veniamo dunque ai fatti. Come sono nate le vaccinazioni? Quante malattie hanno permesso di debellare? È vero che, anche grazie ai vaccini, la durata media della vita umana si è allungata?
Andiamo nei dettagli.
Origine ed evoluzione tecnologica delle piattaforme vaccinali
L’immunizzazione attiva affonda le radici nelle pratiche empiriche di variolizzazione documentate in Asia. La formalizzazione scientifica risale invece al 1796, anno in cui Edward Jenner impiegò il vaiolo bovino (cowpox) per indurre una risposta immunitaria crociata e protettiva contro il vaiolo umano (smallpox).
Louis Pasteur, nel tardo Ottocento, estese il principio ad antrace e rabbia, introducendo l’attenuazione – il microrganismo viene coltivato in condizioni subletali o su ospiti eterologhi per sopprimerne la virulenza preservandone l’immunogenicità.
Il Novecento e i primi decenni del Duemila hanno introdotto piattaforme diversificate:
- Vaccini inattivati (uccisi): il patogeno viene reso non replicante tramite calore o agenti chimici come la formaldeide (es. antipolio Salk).
- Tossoidi (anatossine): tossine batteriche modificate chimicamente; perdono la tossicità diretta ma stimolano anticorpi neutralizzanti (es. tetano e difterite).
- Vaccini a subunità e coniugati: frammenti proteici o polisaccaridi capsulari specifici, legati a proteine carrier per indurre memoria immunologica T-dipendente (es. Haemophilus influenzae b, Epatite B).
- Piattaforme a mRNA: sequenze nucleotidiche incapsulate in nanoparticelle lipidiche (LNP) che istruiscono i ribosomi dell’ospite a produrre transitoriamente l’antigene bersaglio. L’mRNA non penetra nel nucleo, non interagisce con il genoma e viene rapidamente degradato dagli enzimi cellulari.
Profilo di rischio relativo ed eventi avversi
Nessun presidio farmacologico presenta rischio nullo. L’analisi epidemiologica valuta il rapporto rischio/beneficio confrontando l’incidenza delle complicanze dell’infezione naturale con quella delle reazioni avverse post-vaccinali. È umano avere timore di un ago o di una sostanza “estranea” che viene iniettata nel corpo: la paura è un’emozione legittima. Ma la scienza ci chiede di trasformare quella paura in una domanda precisa: cosa succede se non mi vaccino? I numeri che seguono rispondono a questa domanda.
- Difterite da infezione naturale: tasso di letalità compreso tra il 5% e il 10% (superiore al 20% nei bambini sotto i 5 anni), causato da ostruzione meccanica delle vie aeree, miocardite tossica e paralisi periferiche.
- Vaccinazione antidifterica: reazioni locali e febbre transitoria nella maggioranza dei casi; reazioni anafilattiche gravi stimate nell’ordine di 1 caso per milione di dosi.
- Morbillo da infezione naturale: polmonite in 1 caso su 20, encefalite acuta in 1 su 1.000, panencefalite sclerosante subacuta letale in 1 su 10.000–100.000, letalità globale di 1–2 casi su 1.000.
- Vaccinazione MPR: febbre ed esantema transitori nel 5–15% dei casi, trombocitopenia transitoria in 1 su 30.000 dosi, anafilassi in circa 1 caso su milione.
La sicurezza viene verificata in modo costante tramite i sistemi internazionali di farmacovigilanza attiva e passiva, come VAERS ed EudraVigilance. Ogni segnale di dubbio viene indagato; ogni evento avverso serio viene registrato e studiato. È così che sappiamo, con precisione, qual è il profilo di rischio reale di ogni vaccino.
Dinamica dell’immunità di gregge
L’immunità di popolazione interrompe la trasmissione orizzontale del patogeno, proteggendo i soggetti non vaccinabili per gravi controindicazioni cliniche o età neonatale. La frazione critica di popolazione da immunizzare (Ic) si calcola a partire dal numero di riproduzione di base (R0), secondo la relazione:
Ic = 1 – (1 / R0)
Tradotto in parole: se un malato di morbillo ne contagia in media 15 (R0=15), per fermare il virus serve che almeno 93 persone su 100 siano immuni. Se scendiamo all’85%, il virus trova ancora terreno fertile. Per patogeni a elevatissima trasmissibilità per via aerea, come il morbillo (R0 tra 12 e 18) o la difterite (R0 tra 4 e 7), la copertura vaccinale richiesta si colloca tra l’85% e il 95%. Sotto questi valori, l’accumulo di individui suscettibili innesca catene di contagio e focolai epidemici.
La non correlazione tra vaccinazioni e autismo
L’ipotesi di un nesso di causalità tra il vaccino MPR e i disturbi dello spettro autistico deriva da uno studio del 1998 firmato da Andrew Wakefield su The Lancet, condotto su un campione di appena 12 soggetti.
Le successive verifiche giudiziarie ed etiche hanno documentato la deliberata falsificazione dei quadri clinici e la presenza di conflitti di interesse economici taciuti, tra cui accordi legali e brevetti depositati per vaccini concorrenti. Nel 2010 The Lancet ha ritirato l’articolo per frode scientifica, e il General Medical Council ha radiato Wakefield dall’albo dei medici.
Studi epidemiologici su larga scala hanno confutato l’associazione. Lo studio di coorte danese su 537.303 soggetti (Madsen et al., 2002) ha rilevato un rischio relativo non significativo tra vaccinati e non vaccinati (RR = 0.92, intervallo di confidenza al 95%: 0.68–1.24). La successiva coorte di 657.461 bambini, seguiti per oltre 5 milioni di persone-anno (Hviid et al., 2019), ha confermato l’assenza di correlazione anche nei sottogruppi con fattori di rischio ereditari o ambientali (Hazard Ratio = 0.93, intervallo di confidenza al 95%: 0.85–1.02).
Conclusioni
I numeri, da soli, non convincono chi ha già deciso di non farsi convincere. Chi rifiuta un vaccino raramente lo fa per ignoranza dei dati: più spesso li ignora, i dati, o li nega comunque, indipendentemente da quanto siano solidi. Per questo non scrivo queste righe per chi ha già scelto di credere a un medico radiato dall’albo piuttosto che a due coorti di centinaia di migliaia di bambini ciascuna.
Le scrivo per chi sta ancora leggendo con la mente aperta, magari incuriosito da un titolo di giornale o da un post condiviso da un conoscente. A questa persona dico una cosa sola, da chimico e non da medico: la scienza che sostiene le vaccinazioni non è un’opinione tra le tante. È il risultato di due secoli di osservazioni, verifiche e smentite reciproche – lo stesso metodo che ha permesso di smascherare un caso di frode come quello di Wakefield e di ritirarne il lavoro dalla letteratura scientifica.
Una bambina di quattro anni è morta a Palermo per quella che i medici, in attesa della conferma di laboratorio, ritengono difterite, una malattia contro cui esiste un vaccino con un rischio di reazione grave stimato in un caso su un milione di dosi. Sui social, in queste ore, alcuni commenti equiparano il vaccino a un’opinione. Non lo è. È un dato. Quando qualcuno, sapendo perfettamente che il tasso di mortalità per difterite è centinaia di migliaia di volte superiore al rischio di una reazione grave, scrive che “è meglio il rischio della malattia”, non sta esprimendo un’opinione: sta scrivendo una falsità. E quando questa falsità viene diffusa mentre una bambina è ancora in ospedale o subito dopo il suo decesso, non è più disinformazione: è sciacallaggio. Per questo non trovo spazio per l’equidistanza, e non credo dovrebbe trovarlo nessuno che abbia letto fin qui.
Box – Come si cura la difteriteGli antibiotici sono parte necessaria della terapia, ma non sono la cura. Il loro compito è eliminare il Corynebacterium diphtheriae dall’organismo, fermarne la diffusione e prevenire il contagio: agiscono sul batterio, non sulla tossina che questo ha già rilasciato in circolo. È la tossina, non l’infezione in sé, a danneggiare cuore e nervi in modo spesso irreversibile. Per questo la terapia antibiotica va sempre associata all’antitossina difterica, che neutralizza la tossina circolante prima che si leghi ai tessuti. Una volta legata, l’antitossina non ha più effetto: la finestra utile è stretta, e la rapidità della diagnosi conta quanto la disponibilità del farmaco. Le opzioni antibiotiche raccomandate da CDC e OMS sono due: i macrolidi (eritromicina, azitromicina) e la penicillina (G o procaina). La scelta tra le due dipende anche dai pattern di resistenza locali – negli ultimi anni sono stati segnalati, in diverse aree del mondo, tassi crescenti di resistenza alla penicillina, motivo per cui un antibiogramma resta buona pratica prima di impostare la terapia. Il trattamento dura in genere 14 giorni per la forma respiratoria, 10 per quella cutanea, che in casi meno gravi e senza segni di tossicità sistemica può essere gestita con antibiotico e disinfezione topica della lesione, senza necessità di antitossina. Tutto questo vale quando la malattia viene riconosciuta in tempo. Ma è proprio questo il punto debole del sistema: la difterite è oggi così rara che pochi medici, nella pratica clinica quotidiana, l’hanno mai vista. Un ritardo diagnostico di uno o due giorni può bastare a rendere inefficace anche la terapia più corretta, perché la tossina, una volta legata ai tessuti, non è più reversibile. Ecco perché la prevenzione resta l’unica strategia che non dipende dalla rapidità di una diagnosi difficile: un patogeno che non entra in circolo non ha tossina da neutralizzare. |
Per saperne di più
- Arlegui & al. (2020). Benefit-Risk Assessment of Vaccines. Part II: Proposal Towards Consolidated Standards of Reporting Quantitative Benefit-Risk Models Applied to Vaccines (BRIVAC). Drug Safety, 43(11), 1105–1120. https://doi.org/10.1007/s40264-020-00982-9
- Boylston (2012). The origins of inoculation. Journal of the Royal Society of Medicine, 105(7), 309–313. https://doi.org/10.1258/jrsm.2012.12k044
- Cavaillon, J.-M., & Legout, S. (2022). Louis Pasteur: Between Myth and Reality. Biomolecules, 12(4), 596. https://doi.org/10.3390/biom12040596
- Hviid & al. (2019). Measles, Mumps, Rubella Vaccination and Autism: A Nationwide Cohort Study. Annals of Internal Medicine, 170(8), 513–520. https://doi.org/10.7326/M18-2101
- Madsen & al. (2002). A Population-Based Study of Measles, Mumps, and Rubella Vaccination and Autism. New England Journal of Medicine, 347(19), 1477–1482. https://doi.org/10.1056/NEJMoa021134
- Riedel, S. (2005). Edward Jenner and the history of smallpox and vaccination. Proceedings (Baylor University Medical Center), 18(1), 21–25. https://doi.org/10.1080/08998280.2005.11928028
- Taylor & al. (2014). Vaccines are not associated with autism: An evidence-based meta-analysis of case-control and cohort studies. Vaccine, 32(29), 3623–3629. https://doi.org/10.1016/j.vaccine.2014.04.085
- Pardi & al. (2018). mRNA vaccines – a new era in vaccinology. Nature Reviews Drug Discovery, 17(4), 261–279. https://doi.org/10.1038/nrd.2017.243
- Fine & al. (2011). “Herd Immunity”: A Rough Guide. Clinical Infectious Diseases, 52(7), 911–916. https://doi.org/10.1093/cid/cir007
- Clinical Guidance for Diphtheria (2026). https://www.cdc.gov/diphtheria/hcp/clinical-guidance/index.html
- StatPearls, NCBI Bookshelf (2026). https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK560911/
- Mayo Clinic, Diphtheria – Diagnosis & Treatment (2026). https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/diphtheria/diagnosis-treatment/drc-20351903









