Agricoltura biodinamica – fatti, misfatti e contraddizioni. Parte I: Competenze

Recentemente, l’attività on line e in particolare nei social network degli attivisti per l’agricoltura biodinamica sembra essere in aumento. Questa recrudescenza è probabilmente dovuta alla lettera aperta che la Rete Informale SETA (Scienza e Tecnologie per l’Agricoltura) ha scritto al Parlamento in merito ai limiti del DDL 988 – Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico. La lettera o la rete sono infatti spesso citate in articoli online e post. Trovate la lettera aperta al seguente link.

Non voglio soffermarmi sulla lettera aperta per il momento. Voglio porre attenzione sulla Rete Informale SETA.

Cos’è il SeTA?

Si tratta di un gruppo di professionisti del settore agricolo e del settore accademico legato all’agricoltura. Chi sono questi professionisti? Un elenco completo lo trovate qui. A parte me (chi mi segue sia sul blog che sulla pagina Facebook ormai mi conosce molto bene), del gruppo fanno parte persone come Enrico Bucci che da anni è impegnato nella lotta alle frodi scientifiche. Enrico vigila e controlla il buon andamento della ricerca, cercando di difendere la dignità di chi opera correttamente da tutti quelli – pochi, per fortuna – che operano in malafede per perseguire propri fini personali; Roberto Defez che dirige il laboratorio di Biotecnologie Microbiche del CNR di Napoli, si occupa di genetica in ambito agricolo ed ha scritto diversi libri tra cui “Scoperta. Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia” in cui spiega il ruolo della ricerca scientifica nella società e la sua importanza strategica per lo sviluppo socio-economico del nostro paese; Donatello Sandroni, non solo agronomo ed ecotossicologo, ma anche giornalista scientifico, il quale ha all’attivo un libro inchiesta sul glifosato dal titolo “Orco glifosato” in cui, basandosi sull’attenta analisi della letteratura scientifica, smaschera le ragioni per cui un principio attivo molto importante in agricoltura oggi viene demonizzato. Ma non voglio fare un elenco di persone il cui curriculum è facilmente individuabile in rete. Qui mi preme evidenziare che il gruppo della Rete Informale SETA è eterogeneo ed unisce sia imprenditori agricoli (quindi persone che tutti i giorni devono risolvere problemi concreti legati alla produttività agricola), sia ricercatori e docenti universitari che si occupano non solo di didattica in ogni ambito del settore agricolo (dalla chimica all’agronomia, passando per la climatologia fino all’economia ed alla politica agraria), ma anche di ricerca nell’ambito della fertilità dei suoli, della produttività e del risanamento ambientale ivi inclusi in sistemi biologici.

“Esperti” o esperti?

La presentazione del gruppo della Rete Informale SETA si rende necessaria quando uno dei rappresentanti più chiacchierati dell’agricoltura biodinamica, Dr. Carlo Triarico, scrive, in riposta alla lettera aperta già citata:

Il documento degli “esperti” sull’agricoltura biologica e biodinamica rivolto alle Camere, interviene contro il consenso ampio che tale attività riscuote in sede italiana, europea e presso l’ONU e contro l’attività legislativa per la sua regolazione

Il documento originale del Dr. Triarico è qui. Il grassetto nel testo è mio e serve solo per evidenziare il virgolettato. Apriamo il dizionario Treccani on line e leggiamo la voce “Virgolette”:

Le virgolette possono essere di tre tipi:

– alte (“ ”)

– basse (« »)

– apici (‘ ’)

Si usano in diversi contesti e con diverse funzioni:

– per delimitare un discorso diretto

«Felice notte, venerabile Jorge,» disse. «Ci attendevi?» (U. Eco, Il nome della rosa)

– per delimitare una citazione

Per Schopenhauer l’invidia è «il segno sicuro del difetto»

– per introdurre in un testo il titolo di un giornale

L’ho letto nel “Corriere della Sera”

per mettere in evidenza una parola con un significato particolare, spesso figurato o ironico; o anche per introdurre, a fianco di una parola, il suo significato

Una “grattata” da 5 milioni (www.altoadige.gelocal.it)

Mario ha risposto: «È un ambiente molto ‘cheap’».

USI

Nelle citazioni e con il discorso diretto, le virgolette più adoperate nell’uso comune sono quelle basse. Le virgolette alte vengono utilizzate soprattutto per segnalare l’uso particolare di una parola, mentre gli apici sottolineano in genere una singola espressione, o racchiudono una definizione.

Di tutti i possibili usi, l’unico che assume un significato sensato nello scritto del Dr. Triarico è quello che ho riportato in grassetto. Evidentemente si deve arguire che il Dr. Triarico – Dottore in Filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze, perfezionato in Comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze, perfezionato in Metodi della Storiografia presso l’Università degli studi di Firenze, Dottorato in Storia della Scienza delle Università di Napoli, Pisa, Firenze, Post-dottorato in teoria e metodi della ricerca scientifica Borsa “Andrea Corsini” presso Istituto e Museo di Storia della Scienza, etc. etc. (non ho bisogno di riportare tutti i titoli certamente impressionanti del Dr. Triarico dal momento che li si può trovare facilmente in rete, qui) – ritenga che la sua formazione di tipo filosofico lo renda più esperto di chi ha seguito un curriculum studiorum di carattere tecnico improntato alla risoluzione di problemi pratici – come già evidenziato la professione di agronomo è legata alla attività di campo in supporto dei tanti imprenditori agricoli che contribuiscono alla produzione alimentare del nostro paese – o di tipo culturale e di innovazione tecnologica – i docenti universitari, i membri del CREA e quelli del CNR non solo insegnano, a pieno titolo e in diverse istituzioni, le più disparate materie del settore agricoltura, ma sono chiamati anche a fare ricerca per aiutare il comparto tecnico nella loro attività quotidiana. Ma, devo dire, va più che bene. Il mondo scientifico è aperto a tutti coloro che vogliono dare un contributo. Resta, ovviamente, da capire quali siano i contributi scientifici e tecnici pubblicati dal Dr. Triarico su riviste internazionali di carattere scientifico e soggette a revisione tra pari (la cosiddetta peer review o, come riferisce lo stesso “riviste con referaggio”), al di là degli articoli di stampo giornalistico accessibili dal suo blog (qui). Sebbene giornali come l’Osservatore Romano, il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa ed altri in lingua polacca e spagnola siano del tutto dignitosi, essi, tuttavia, non hanno quella autorevolezza scientifica (manca la peer review essendo giornali di opinioni) come le riviste nelle quali pubblichiamo noi tutti del settore didattica e ricerca.

I settori scientifico-disciplinari e la ricerca in agricoltura

Nonostante quanto appena evidenziato, il Dr. Triarico afferma che:

si rileva che gli “esperti” del documento contro l’agricoltura biologica e biodinamica, non risultano insegnare, pubblicare, o tenere relazioni scientifiche in contesti scientifici ufficiali, che abbiano ad argomento di ricerca l’agricoltura biologica e biodinamica e non sono dunque specialisti di un tema di cui, come è lecito, liberamente parlano, ma combinando un gran numero di errori. Errori che gli esperti e gli studiosi del settore facilmente hanno notato. Non serve certo essere competenti per avere un’opinione politica, ma se questa deve fornire indicazioni ai poteri dello Stato, è buona pratica che si fondi su dati solidi, provenga da esperti qualificati e non da posizioni eterodosse, o estreme.

È evidente che il background culturale del Dr. Triarico (che non è di tipo tecnico-scientifico) non gli ha consentito di comprendere appieno i lavori di tutti noi che abbiamo deciso di aderire alla Rete Informale SETA, sempre che abbia avuto la pazienza di leggerli. Eh…sì…se solo io nella mia attività ho pubblicato circa 110 lavori ed i miei colleghi hanno fatto altrettanto, il Dr. Triarico avrebbe dovuto leggere qualcosa come un migliaio di lavori, entrare nel merito di ognuno di essi e giudicarli non pertinenti con l’agricoltura biologica/biodinamica. Naturalmente, sto parlando di lavori dell’intero insieme dei settori scientifico disciplinari (SSD) che fanno capo all’agricoltura (sono circa una ventina). Gli SSD sono la classificazione del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica (MIUR) degli ambiti di ricerca. Ogni SSD ha la propria peculiarità e nessuno di noi, che appartiene ad un dato settore, è in grado di capire appieno ciò che viene pubblicato da colleghi di altri settori. Ovviamente esistono affinità tra alcuni settori, che permettono gli studi multidisciplinari. Tanto per fare un esempio: io sono del settore denominato AGR13 – Chimica Agraria. La declaratoria del mio settore che guida la tipologia di lavoro che un chimico agrario è chiamato a fare nella sua attività di ricerca riporta che la Chimica Agraria si occupa di:

aspetti chimici, biochimici, fisiologici ed ecologici del sistema suolo-acqua-pianta-atmosfera, processi di accumulo, mobilizzazione e assorbimento di specie chimiche endogene ed esogene, approccio biotecnologico per lo studio dei processi atti a migliorare la resa e la qualità della produzione alimentare e non, conservazione, miglioramento e ripristino della fertilità del suolo per la sostenibilità delle colture, agrofarmaci e loro residui; uso e riciclo delle biomasse; conservazione, protezione e recupero dell’ambiente agroforestale

La declaratoria di un settore affine come la genetica agraria (AGR07) riporta che i ricercatori di quel settore si occupano di:

struttura, funzione, espressione e regolazione dei geni e dei genomi, ereditarietà negli organismi procarioti ed eucarioti d’interesse agrario, strategie e metodologie di interventi genetici, molecolari e biotecnologici volti a promuovere la valorizzazione e salvaguardia dell’agrobiodiversità, il miglioramento genetico delle specie di interesse agrario e forestale per la diversificazione, qualità e sicurezza delle produzioni agro-alimentari, per l’efficienza dell’attività sementiera e vivaistica e per la sostenibilità delle attività nell’ambiente rurale

Come si vede dagli esempi di declaratoria di due settori vicini tra di loro, il grado di specializzazione è molto elevato. Pur potendo comprendere ciò che un genetista studia, non sono, tuttavia, in grado di entrare nel merito dei lavori pubblicati in quel settore. Ed è valido anche il contrario: pur potendo comprendere il linguaggio di un chimico agrario, un genetista non è in grado di comprendere appieno le sfumature di quanto scritto in un lavoro del settore AGR13.

Le specificità anzidette sono quelle che impongono al MIUR di costruire le commissioni concorsuali in modo tale che esse siano costituite da docenti del settore scientifico disciplinare o affini per cui si è chiamati alla valutazione comparativa. In altre parole, se serve un ricercatore/docente nel settore XXX (settore generico), possono far parte della commissione concorsuale solo docenti dello stesso settore XXX o settori affini.

Evidentemente il Dr. Triarico ritiene che la sua cultura, senza dubbio non comune, sia capace di giudicare in modo oggettivo e nel merito i lavori dei più disparati settori disciplinari. Probabilmente, vista la penuria di docenti abili a ricoprire il ruolo di commissari nelle procedure concorsuali – quelli di noi che possono essere presi in considerazione devono essere inseriti in speciali liste del MIUR dopo attenta valutazione della propria attività didattico-scientifica – ci si potrebbe rivolgere al Dr. Triarico come jolly quando si devono costruire le commissioni concorsuali.

Ed allora? Ha ragione il Dr. Triarico quando dice che i componenti del SETA non sono competenti?

Da tutto quanto scritto finora si conclude che il Dr. Triarico ha ragione quando dice che siamo incompetenti? No. Si può solo desumere che il Dr. Triarico ha scritto delle inesattezze dovute alla fretta con cui sta tentando di rimediare all’effetto che la lettera aperta in merito ai limiti del DDL 988 – Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico sta avendo in rete (è stata condivisa in parecchi siti web. Per esempio qui, qui, qui, qui, e sopratutto qui). Se non avesse avuto troppa fretta avrebbe, per esempio, potuto accertarsi che tra noi, che ci siamo riuniti nella Rete Informale SETA, ci sono tanti che operano con l’agricoltura biologica. Per esempio Il Dr. Sergio Saia i cui lavori sul controllo biologico delle erbe infestanti sono stati pubblicati non solo su riviste scientifiche peer review (qui) – cosa che non si può, invece, dire degli articoli pubblicati dal Dr. Triarico – ma anche su riviste divulgative (qui) quindi con un taglio accessibile a tutti, e in atti di convegni (qui), oltre ad essere stati inclusi in progetti di ricerca sul biologico (qui) ed essere stati considerati degni di premiazione (qui). Sergio ha al suo attivo anche un breve testo sulla filosofia da adottare in biologico per massimizzare le rese, qualità e stabilità in ambienti aridi (qui). Ma, come specificato all’inizio di questo articolo tutt’altro che breve, non è mia intenzione fare una lista delle competenze di ognuno di noi. Il mio scopo è, invece, evidenziare che la primissima parte della risposta del Dr. Triarico alla lettera aperta della Rete Informale SETA è sicuramente fallace perché denota una certa superficialità da parte di chi l’ha scritta.

I veri esperti

Ad onor del vero, il Dr. Triarico non definisce se stesso come un esperto, ma – molto sottilmente – scrive:

[…] Errori che gli esperti e gli studiosi del settore facilmente hanno notato.

In altre parole, c’è un gruppo di esperti del settore Biologico/biodinamico che ha notato degli errori in quanto è stato scritto nella lettera aperta del SETA. Il problema è che, mentre come scienziati o appassionati del metodo scientifico, noi siamo identificabili perché i nostri nomi sono messi in chiaro nel sito della Rete Informale SETA (qui), gli esperti di cui parla il Dr. Triarico sono vaghi e non meglio definiti. Chi sono? Sulla base di cosa possono essere definiti esperti e non legati a ideologie che derivano da pregiudizi di conferma? Quali sono i lavori pubblicati da questi “famosi sconosciuti” esperti? Come mai il Dr. Triarico non ha ritenuto necessario inserire una adeguata bibliografia a corredo del suo scritto?

Conclusioni

Mi accingo a concludere questa prima parte di un reportage che si prospetta molto lungo. Come avete potuto constatare, ho dovuto scrivere un articolo lunghissimo per un blog solo per confutare le poche parole scritte dal Dr. Triarico in merito alle competenze. La necessità di utilizzare tante parole per argomentare certe riflessioni si rende necessaria perché chi è abituato al metodo scientifico, quando scrive, sente la necessità di inserire quanti più riferimenti possibile in modo che il lettore possa verificare e farsi la propria idea in merito ad un argomento. Ed è quello che ho fatto io in questo articolo. Chi, invece, si riempie la bocca di “metodo scientifico”, “competenza” ed affini, ma ha solo intenzione di inseguire i propri pregiudizi di conferma attraverso l’uso spregiudicato della retorica, non ha bisogno di riferimenti perché non gli conviene dare la possibilità al lettore di potersi fare idee personali sulla base della lettura delle fonti che ha utilizzato. Vengono, per esempio, citati continuamente 147 pubblicazioni che dimostrerebbero senza dubbio l’efficacia della biodinamica. Dov’è l’elenco di queste misteriose pubblicazioni? Ma questo è un discorso che affronterò nelle prossime puntate di questo reportage.

Fonte dell’immagine di copertina (qui)

Share