Bustine di scienza. La creatività

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Questa Bustina è dedicata ad una concezione errata che molti – che non hanno familiarità con la scienza – hanno in merito alla creatività in ambito scientifico.

Molte volte leggo o sento dire che gli scienziati non hanno creatività perché sono abituati al pensiero analitico. Il pensiero analitico si sviluppa grazie al fatto che, durante i propri studi, gli scienziati imparano a leggere i numeri ed a ragionare in modo estremamente logico, senza alcuno spazio per voli pindarici.

In realtà questa è una concezione errata che si ha del pensiero scientifico.

In generale, si associa la creatività con il pensiero artistico o quello sportivo, per esempio. Ma pensate veramente che un individuo possa diventare un virtuoso del pianoforte o un eccezionale calciatore senza anni passati ad esercitarsi in noiosi e ripetitivi esercizi musicali o allenamenti? Allo stesso modo, uno scienziato spende la prima parte della sua vita imparando ed esercitando la mente con noiosissimi esercizi analitici. Solo dopo aver creato la base mentale, uno scienziato può dare sfogo alla sua creatività proponendo modi nuovi ed eccitanti di investigare la realtà che ci circonda.

Einstein, che tanto affascina chi la scienza non la vive, non è stato un genio nato dal nulla. Le sue teorie estremamente affascinanti nascono da anni di studi e di esercizi mentali.

Creatività non vuol dire elaborare una teoria attraverso la prima cosa che passa per la testa. Creatività vuol dire proporre soluzioni innovative sulla base di una conoscenza condivisa. La creatività è fondamentale per la scienza. Per esercitarla nel modo corretto, occorre saper leggere le note, saper fare le scale, saper usare la tecnica. Solo dopo aver imparato le basi, ci si può dilettare nella composizione musicale e suonare il jazz.

Bustine di scienza. La popolarità

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Inizio una nuova “rubrica” in questo blog dal titolo “Bustine di scienza”. L’idea nasce sulla falsariga delle “Bustine di Minerva” che Umberto Eco scriveva su L’Espresso. L’intento  delle “Bustine di scienza” è quello di fornire delle brevi e semplici informazioni sul metodo scientifico in modo da consentire a quante più persone possibile, principalmente studenti delle scuole inferiori e superiori, di avvicinarsi al fantastico mondo scientifico che ci consente di spiegare come avvengono i fenomeni intorno a noi.

Questa prima bustiona è dedicata alla fallacia secondo cui le teorie scientifiche sarebbero accettate dalla maggioranza della comunità scientifica in base alla loro popolarità.

Non è così.

Sebbene sia possibile leggere ovunque che “la maggioranza degli scienziati è d’accordo che…” non vuol dire che gli scienziati si riuniscano annualmente e decidano per alzata di mano quale debba essere il modello scientifico in voga per quell’anno.

I modelli scientifici non sono approvati in base alla loro popolarità, quanto piuttosto in base alle evidenze in grado di supportarli o di contraddirli.

Una teoria scientifica viene considerata valida dopo anni, talvolta anche dopo decine di anni, una volta che le diverse evidenze che la supportano hanno passato il vaglio critico dell’intera comunità scientifica.

Dire che una teoria è accettata dalla maggioranza degli scienziati, non vuol dire che esiste una comunità che a maggioranza accetta il modello teorico sulla base di gusti personali; vuol dire, al contrario, che la maggioranza degli scienziati ritiene che la teoria descriva accuratamente i fatti osservati.

E la minoranza della comunità scientifica? Semplicemente ritiene che le evidenze a supporto del modello teorico non siano sufficientemente accurate da poter suggerire quella determinata teoria.

Gli scienziati che appartengono a questa minoranza propongono teorie alternative ma sempre partendo dall’osservazione degli stessi fatti.

Vi dice qualcosa la contrapposizione tra i modelli cosmologici in voga qualche secolo fa?

Accanto al modello geocentrico fu sviluppato quello eliocentrico e quello elio-geo-centrico. Tutti i modelli avevano un impianto matematico di tutto rispetto e tutti descrivevano in egual modo gli stessi fatti osservati. Il modello geocentrico e quello elio-geo-centrico furono abbandonati quando nuove osservazioni (quelle di Galileo Galilei) consentirono di dimostrare che la Terra non era il centro di nulla.

Da tutto questo si conclude che i fantomatici ricercatori indipendenti, pseudo-emuli di Galileo Galilei, che propongono teorie alternative per spiegare fenomeni che vedono solo loro (lettura del pensiero, rabdomanzia, telecinesi, fantasmi, paranormale in genere) non sono altro che degli imbonitori che sfruttano l’ingenuità di persone che non hanno strumenti per distinguere fenomeni reali da pura fantasia.

Libertà di espressione

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Libertà di espressione

Ho preso l’immagine di copertina da un post del Prof. Burioni. Si evidenzia come un gruppo, non so quanto ristretto, di antivaccinisti convinti stia cercando di attaccare il libro del Prof. Burioni inserendo commenti negativi nella sezione “Recensioni” di Amazon.com. Se il numero di commenti negativi è molto alto, pare che Amazon chieda conto e ragione a chi ha inserito l’articolo in vendita e, se non vengoni fornite spiegazioni convincenti, si può arrivare anche al ritiro dal sito di Amazon.

Inutile dire che sto partecipando anche io alla discussione avendo letto il libro dopo averlo acquistato in libreria. Il tono medio delle risposte che ricevo è di questo tipo:

Commento tipico di un antivaccinista

in altre parole si invoca libertà di giudizio, libertà di opinione e libertà di espressione contro un non  meglio specificato pensiero unico.

Libertà di giudizio, pensiero, opinione, espressione sono tutte sacrosante. Ci mancherebbe altro. Sono, peraltro anche sancite dalla nostra costituzione oltre che da ogni carta per i diritti dell’uomo. Ed è giusto che sia così. Questa è l’essenza del mondo libero: ognuno può dire la sua su ogni cosa.

Qual è il problema?

Il problema è che quando ci si riferisce alle libertà fondamentali dell’uomo non lo si fa considerando il mondo scientifico.

Cerco di spiegarmi meglio perché detta così  sembrerebbe che il mondo scientifico  sia tutt’altro che libero. Non è così. Il mondo scientifico è quanto di più democratico esista. Chiunque, dal grande luminare al più umile degli uomini sono alla pari. Il punto è che questo è vero solo sulla base di un background comune. Nel mondo scientifico a dati e tabelle si risponde con dati e tabelle.

Se mi dicessero che l’acqua non è H2O, ma SiO2, io porterei innanzitutto le analisi a dimostrazione del fatto che la molecola di acqua contiene 2 atomi di idrogeno e uno di ossigeno. Pretenderei, inoltre, che il mio interlocutore, sia  grande luminare che umile ciabattino, portasse altrettante analisi per suffragare la sua affermazione secondo cui la molecola di acqua è fatta da un atomo di silicio e 2 di ossigeno. Questo perché? Perché la formula H2O spiega tantissime cose, mentre quella SiO2 andrebbe contro una serie innumerevole di evidenze. È chiaro che mi aspetto che chi fa certe affermazioni, le faccia in modo circostanziato. Se l’unica argomentazione è che la formula dell’acqua è SiO2 perché  è giusto avere un contraddittorio ed evitare il pensiero unico, ebbene io tratto questo soggetto per quello che è: un emerito ignorante.

E’ vero che la scienza è fatta di contraddittorio, ma è anche vero che il contraddittorio si basa su delle conoscenze di base comuni sulle quali si costruisce il confronto.

Io posso dire che il libro del Prof. Burioni non mi piace perché il colore della copertina non incontra i miei gusti; perché trovo che sia poco maneggiabile oppure perché è scritto male ed io non lo capisco. Ma di certo non posso dire che riporta informazioni false perché per farlo ho bisogno di andare a cercare nella letteratura scientifica gli articoli citati, li devo leggere e capire e poi entrare nel merito dei singoli esperimenti lì descritti. Per fare questo non basta la mia laurea in chimica, il mio dottorato in chimica del suolo ed il fatto che io insegni all’università la chimica del suolo dopo aver insegnato vari anni la chimica organica e la chimica generale. Non basta perché le mie specializzazioni non mi consentono di capire i dettagli dei lavori citati, per cui, come il prof. Burioni si affiderebbe a me per avere un’idea sulla dinamica dei nutrienti nel suolo, io mi devo affidare a lui per avere una idea dell’utilità dei vaccini.

Immaginiamo ora un laureato in giurisprudenza che ha una specializzazione in diritto civile o penale o qualunque altra nel campo legislativo. Immaginiamo anche una persona che, per motivi che non mi interessano, non sia andata a scuola o si sia fermata al diploma superiore. Queste persone sarebbero in grado di giudicare la validità dei dati riportati dal prof. Burioni? Senza una attenta valutazione dei lavori che Burioni cita, l’unica cosa che possono dire è: mi affido alla buona fede ed alla preparazione di Burioni. Invece, queste persone vanno oltre. Il loro malinteso senso della democrazia e della libertà di espressione ed opinione li rende così arroganti da pensare che la loro ignoranza sia del tutto equivalente alla preparazione di chi si esprime nel merito del settore in cui ha passato la vita prima come studente, poi come studioso.

Alla luce di tutto questo posso riaffermare con forza che la scienza è libera e democratica, ma in ambito scientifico il concetto di “democrazia”  o “libertà di espressione” non vuol dire che sono libero di aprire bocca e dire quello che mi pare. Ovvero posso anche farlo, ma devo avere la consapevolezza di poter essere additato come un arrogante ignorante se dico sciocchezze. Se voglio dire la mia liberamente ed essere preso sul serio, lo devo fare con cognizione di causa salendo io sul piano degli esperti e non pretendendo il contrario. Altrimenti meglio stare zitti.

Conclusioni

Quanto ho appena scritto, ai tempi dei miei genitori o dei miei nonni, appariva qualcosa di sensato. Se io non sono esperto di qualche cosa, mi rimetto all’esperto per risolvere un mio problema. Del resto se ho un problema ai tubi di casa chiamo l’idraulico.  Se questi mi dice  che bisogna fare un certo tipo di lavoro, ho due possibilità: accetto quello che mi propone oppure mi rivolgo ad un altro idraulico. Se quest’ultimo mi dà la stessa risposta, prendo atto e confronto i preventivi. Se la risposta è diversa, interpello un terzo idraulico e confronto le risposte. È nel mio pieno diritto stare a sentire più campane e scegliere quella che economicamente è più conveniente. Nel mondo scientifico ed in quello dei vaccini, in particolare, funziona allo stesso modo. Se un insieme di professionisti mi dice che la pericolosità dei vaccini è praticamente nulla e che se si verificasse un inconveniente sarebbe assolutamente sotto controllo, non starei certamente a sentire l’unica voce fuori dal coro che mi dice il contrario. Mi chiederei perché la voce fuori dal coro è tale e lo considererei un ignorante. Questo si chiama buon senso. Purtroppo, però, devo constatare con enorme dispiacere che, al giorno d’oggi, il buon senso è diventato non solo merce rara ma anche un modo di pensare controintuitivo.