Di vaccini, feti e nanoparticelle di wolframio e tungsteno

di Enrico Bucci, Pellegrino Conte e Pierluigi Lopalco

Gli antivaccinisti italiani, a corto di argomenti scientifici ma non certo retorici, stanno creando un nuovo mostro nella loro fucina di memi: la preparazione dei vaccini richiederebbe aborti su commissione, per ottenere feti da utilizzare come materiale di partenza.

Inutile dire che per produrre i vaccini NON si usano feti umani, come spiegato in dettaglio in questo articolo.

Ma gli antivaccinisti, si sa, scelgono i propri argomenti non perché siano aderenti alla realtà, ma per i vantaggi che la propria causa potrebbe ottenere: ed il meme creato è utilissimo perché dal presunto uso di feti umani, assolutamente condannabile sotto l’aspetto etico generale, seguirebbe in particolare e senza dubbio che l’uso dei vaccini sarebbe incompatibile con la morale cattolica. Pertanto – questo è sottinteso – i cattolici osservanti dovrebbero sollevarsi in massa contro una pratica degna di scomunica.

Alla guida di questa nuova riscoperta religiosa dell’empietà delle vaccinazioni, seppure da posizioni apparentemente laiche, troviamo l’illustre dott. Stefano Montanari, che così scriveva per esempio il 31 gennaio:

Da un po’ di tempo, in realtà pochissimo, è venuta alla ribalta una pratica tecnica che esiste da decenni e che, tuttavia, pare essere sempre passata inosservata. Mi riferisco all’uso dei feti umani nel processo di produzione di alcune decine di tipi di vaccino, quasi tutti di larghissimo impiego e non di rado addirittura di somministrazione obbligatoria.
Come ripetuto più volte e come è ovvio, quei feti devono essere sani perché non è saggio usare materie prime che potrebbero rivelarsi deleterie alla buona riuscita del processo di produzione. E, allora, si ricorre alla pratica più elementare: si acquistano i feti da signore o signorine che si prestano ad abortire materiale conforme.

E poco più avanti, tuonando contro il Papa (a suo giudizio empio?)

Il Sommo Pontefice, allora, avrebbe potuto regalare un’indulgenza plenaria: tutti gli aborti sono cancellati dalla fedina penale celeste. Ma ci sarebbe stato il problema dell’oggi in poi. Se il passato risultava inesistente come nella società immaginata da George Orwell, che ne sarebbe stato del futuro? Sì, perché il business legato ai feti abortiti ed accuratamente sezionati (filetto, controfiletto, lombata…) mica poteva essere interrotto. Ecco, allora, il colpo di genio. Sul volo che lo riportava a Roma dal Centro America, il Sommo Pontefice dà a tutti i preti la facoltà di cancellare il peccato mortale di aborto.

Ora, che uno come Stefano Montanari scriva cose del genere potrebbe pure non destare meraviglia, viste le sue posizioni ed i suoi trascorsi.

Ci si chiede però chi sia quel dottor Stefano Montanari che pubblicava nel 2011 un lavoro dal titolo “Heavy metals nanoparticles in fetal kidney and liver tissues” (traduzione: Nanoparticelle di metalli pesanti in tessuti fetali da rene e fegato) [1].

Come possiamo già ricavare dal titolo, il lavoro verte sull’analisi dei tessuti di 16 feti umani, i quali risultano descritti nell’abstract come feti “whose mothers obtained the authorization for abortion between 21-23 weeks of gestation”, cioè derivati da aborti in fase avanzata di gestazione, grazie ad una autorizzazione concessa alle madri.

Intanto, ci si chiede come chi accusa (senza fondamento) i produttori dei vaccini di alimentare un mercato per “fare a fettine” feti umani, sia lo stesso che partecipa ad un lavoro in cui 16 feti (8 “sani” e 8 con un difetto genetico, secondo il lavoro) si fanno davvero “a fettine” per scopi di ricerca.

Andando avanti nella lettura del lavoro, però, le domande aumentano: infatti, nella legenda della tabella 1 si legge che gli 8 feti sani utilizzati sarebbero ottenuti da “spontaneous miscarriages“, cioè aborti spontanei; ma, nell’abstract, non si parlava di procedure autorizzative all’aborto per tutti i 16 feti nello studio? E quale sarebbe allora la “procedura autorizzativa” richiesta per gli 8 aborti di feti sani, visto che nella legenda della tabella 1 sono dichiarati essere “spontanei?

Stando così le cose, sorge spontanea una ulteriore domanda. Siccome si legge nel lavoro che “The study protocol was approved by the local
ethics committee and pregnant women gave informed and signed consent
”, che razza di consenso informato è stato dato, se nemmeno si sa se gli 8 feti sani siano stati abortiti dopo induzione autorizzata o derivino da aborti spontanei? E il locale comitato etico ha approvato uno studio su quali feti?

Ma lasciamo perdere i particolari. Appurato che chi lancia terribili accuse agli altri, di fatto partecipa a studi in cui i feti si fanno davvero a fettine (in bella mostra, sotto forma di microfotografie, nell’articolo citato), uno si potrebbe chiedere il perché di tali studi.

La ragione, come possiamo aspettarci visti gli autori coinvolti, è la verifica degli eventuali effetti patogenetici di eventuali nanoparticelle trovate nei tessuti fetali.

Per capire di quale livello scientifico si parli, affascinati dall’argomento siamo ricorsi ad un altro lavoro del duo Montanari-Gatti, pubblicato nel 2004, dal titolo “Detection of micro- and nano-sized biocompatible particles in the blood” (traduzione: Rilevamento di micro- e nano-particelle biocompatibili nel sangue). In questo lavoro, si afferma che, con una nuova tecnica di microscopia elettronica, si sarebbe riusciti a rivelare una quantità di particelle molto varie per composizione nei tessuti di pazienti affetti da disordini ematologici. Anzi, la varietà chimica di tali particelle è tale che proprio nell’abstract gli autori scrivono (grassetto aggiunto):

The chemistry of these particles was different and varied, and unusual compounds containing non-biocompatible elements like bismuth, lead, wolfram, tungsten were also detected

È qui che uno di noi, professore di chimica, ha avuto uno svenimento, per poi unirsi ad un irrefrenabile e contagioso attacco di risa, che ci ha coinvolti tutti per qualche minuto.

Lasciamo all’arguto lettore il compito di verificare che wolframio e tungsteno sono lo stesso elemento chimico, indicato con il simbolo “W”, su quella tavola periodica – a cui non a caso è stato dedicato il 2019 – allegata a tutti i testi scolastici, ma evidentemente negletta dagli autori del lavoro, i quali, a quanto pare, considerano la varietà di nanoparticelle rivelata nei tessuti analizzati aumentabile anche alla luce dei sinonimi del vocabolario che descrivono un dato elemento chimico.

Mentre il lettore verifica, noi ci chiediamo: possibile che questo sia il livello di chi va in giro a parlare di nanoparticelle metalliche nei vaccini?

E come si combineranno le accuse di “fare i feti a fettine”, rivolte agli altri, con la partecipazione ad un lavoro di ricerca in cui si è fatto proprio quello (anche se non è ben chiaro su quali feti)?

E soprattutto, di cosa si parlerà nel prossimo evento del 13 marzo intitolato “Scienza e coscienza – l’utilizzo dei feti abortiti per la produzione farmaceutica”, in cui Montanari discetterà con Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Raymond Leo Burke?

Forse delle “fettine di feto” presenti nel suo lavoro, di cui riproduciamo in basso la figura numero 1? [2]

Note

[1] Caso strano, poi, l’autore primo nome di questo lavoro risulta essere quella dottoressa Antonietta Gatti, ricercatrice – fino al 2011 – dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e mai al lavoro in un inesistente “laboratorio dei biomateriali” di tale università (come dichiarato qui dal Rettore). La dottoressa, moglie del già citato dottor Montanari, incidentalmente non è da meno del marito quando si tratta di illustrare l’empietà, l’immoralità e la pericolosità dell’uso dei feti umani o dei vaccini.

[2] I dubbi e le riserve che abbiamo sollevato sui due lavori scientifici citati in questo articolo sono stati con poche differenze, ma molto prima di noi, riscontrati anche dal sito antifrode PubPeer, insieme a molte altre osservazioni critiche che riguardano anche altri lavori di Gatti e Montanari, che tralasciamo per il loro livello più tecnico, ma non per mancanza di validità.

Qui il link allo stesso articolo sul blog di Enrico Bucci (www.cattiviscienziati.com)

Nell’immagine di copertina della Organizzazione Mondiale della Sanità (Fonte Wikimedia Commons) la preparazione del vaccino contro il morbillo



Avventure di un paleopatologo. I casi del Prof. Francesco M. Galassi

Un mistero si aggira per I cimiteri d’Europa*

È una notte buia e tempestosa. Un’ombra si aggira per Frankfurt am Mein e si immette in Ratt-beil-straße. È il famoso paleopatologo e cacciatore di misteri irrisolti Prof. Francesco Maria Galassi chiamato ad indagare su alcuni misteri della simpatica ed attivissima città tedesca. Da alcuni mesi gli abitanti odono tonfi sordi, scricchiolii, gemiti e lamenti. Sono sicuri che provengano dal locale cimitero.

Cosa succede? Come mai da un po’ di tempo non si riesce più a dormire ed il terrore serpeggia infido negli animi di adulti e bambini?

WOSHHHHHHHH SBAM AHHHHHHIIIIIIIIIIII

Sono solo alcuni dei suoni che raggelano I cittadini di Frankfurt am Mein.

Il Prof. Francesco Maria Galassi si dirige intrepido tra i sentieri del cimitero ed arriva finalmente davanti al sepolcro che contiene i resti mortali di Emil Adolph von Behring, scopritore sia del siero che del vaccino antidifterico ed antitetanico. Grande scienziato, il Dr. Emil Adolph von Behring è stato il primo medico a essere insignito del neocostituito Premio Nobel.

Il sommovimento dei suoi resti mortali sembra essere la sola e unica causa del putiferio che spaventa i cittadini di Frankfurt am Mein. La situazione, già tesa da qualche tempo, è precipitata quando il povero Erlich ha saputo come si sia espresso un genitore italiano, tal Maurizio, su faccialibro.

Post preso da un gruppo di antivaccinisti

Per nostra fortuna Herr Professor non conosce l’italiano e ha letto il post tradotto in tedesco, cosicché ci siamo risparmiati almeno la vergogna legata agli svarioni grammaticali. Tuttavia le affermazioni surreali di Maurizio hanno lasciato il segno. In particolare, per mezzo del suo stimato collega Galassi, il Professore vorrebbe dirci che somministrare immunoglobuline per ottenere una protezione passiva (come vorrebbe fare Maurizio) non è poi un gran colpo di genio. Il siero antitetanico, infatti, si ottiene da plasma di donatori immuni e potrebbe, almeno in via teorica, essere veicolo di gravi malattie infettive: AIDS, epatite da virus B o C e altre ancora. Insomma, il prode antivax ha fatto come quel tale che “Incidit in Scyllam cupiens vitare Charybdim”

Intanto anche a Milano, Ravenna, Arquà e Certaldo…

L’attività investigativa del Prof. Francesco Maria Galassi si sta intensificando. Nei cimiteri di mezza Europa si segnalano tonfi sordi, scricchiolii, gemiti e lamenti.

Al Famedio del celebre Cimitero monumentale presso la tomba del Manzoni si odono echi di antiche litanie e profonde preghiere.

Da bravo cattolico praticante e osservante, il celebre scrittore invoca tutti i Santi del Paradiso, un po’ perché leggere il post di Maurizio (così zeppo di strafalcioni) lo sconvolge, un po’ perché teme (per ottime ragioni) un’altra epidemia simile a quella che ha descritto ne I Promessi sposi.

A Ravenna, ove riposa il Sommo Poeta, risuonano invettive e grida scomposte.

Ad Arquà il grande Francesco Petrarca piange e si dispera per la prematura dipartita dell’amata Laura, uccisa dalla peste.

Non parliamo poi delle ingiurie che si odono presso la tomba di Ser Giovanni Boccaccio: da buon toscano l’autore del Decameron impreca senza freni, anche perché il suo libro più famoso è incentrato proprio su una epidemia di peste che colpisce Firenze. Avendone avuto esperienza il Boccaccio paventa il ripetersi di cotale sciagura.

Insomma, Maurizio ha sconvolto post-mortem i nostri più importanti scrittori e poeti. Un risultato di cui vantarsi!

* Da un’idea di Annalisa Neviani. Riadattato per il blog da Pellegrino Conte. Si ringrazia per la sua disponibilità il Prof. Francesco M. Galassi che è autore del famoso libro divulgativo edito dalla C1V dal titolo “Un mondo senza vaccini? La vera storia

Antivaccinisti ed immunità di gregge

Antivaccinisti

Molte volte si sente dire da parte degli antivaccinisti: “ma se una persona è vaccinata contro una patologia, perché dovrebbe temere i non vaccinati? Questi non possono trasmettere la patologia ai vaccinati”.

Sembra intuitivo, vero? Ma quante volte ho dovuto evidenziare che la scienza è contro intuitiva?

Sebbene quanto affermato dagli antivaccinisti sembri logico, in realtà denota solo una scarsa conoscenza della biochimica di base.

Batteri e virus sono in grado di moltiplicarsi molto velocemente, più velocemente di quanto facciano gli esseri umani ed in numero nettamente superiore a noi.

Durante le fasi della crescita batterica o della replicazione dei virus, tra i miliardi di batteri e virus che si producono, se ne otterrà sempre un piccolo numero che ha subito delle mutazioni genetiche.

Queste ultime sono tali da non consentire la “sopravvivenza” di questo sparuto numero di mutanti nelle condizioni ambientali in cui essi si trovano. Tuttavia, se le condizioni cambiano, saranno proprio questi pochi mutanti a sopravvivere e a produrre la popolazione in grado di resistere alle mutate condizioni ambientali.

Ognuno di noi è portatore di batteri e virus. Il nostro organismo è un vero e proprio laboratorio chimico in cui questi minuscoli “esserini” prosperano e si moltiplicano.

Il compito dei vaccini è quello di permettere al nostro organismo di sviluppare delle squadre di sorveglianza in grado di riconoscere tra i miliardi di esserini anzidetti quelli che possono portare a delle patologie serie. Una volta individuati i “cattivi”, le squadre di sorveglianza (ovvero i carabinieri all’interno del nostro organismo) procedono all’isolamento ed alla neutralizzazione di questi portatori di patologie.

In altre parole quando ci vacciniamo è come se dotassimo le squadre di carabinieri che controllano lo stato di salute del nostro corpo delle foto segnaletiche dei “cattivi”.

Quando i “cattivi” penetrano dentro di noi, vengono individuati  dai carabinieri grazie alle foto segnaletiche  che abbiamo fornito tramite i vaccini. I carabinieri, quindi, si muovono e  provvedono all’isolamento ed alla neutralizzazione dei “cattivi”.

Se il numero di persone non vaccinate è molto alto, diciamo per comodità al di sotto del 95% che è un numero che in questi giorni abbiamo spesso letto, accade che anche i vaccinati rischiano di essere preda delle patologie dei non vaccinati.

Perché?

Ricordate che ognuno di noi contiene miliardi di esserini? Ebbene più aumenta il numero di individui non vaccinati, più il numero di esserini portatori di patologie aumenta. Più questo numero aumenta più aumenta la possibilità che si sviluppino esserini cattivi mutati. Questi cattivi mutati non corrispondono più alle foto segnaletiche che abbiamo inviato ai carabinieri che controllano lo stato di salute del nostro corpo. La conseguenza è che quando i cattivi mutati penetrano nell’organismo vaccinato, non vengono riconosciuti come “cattivi” e fanno danni.

Capito ora perché è importante portare la percentuale di vaccinati al di sopra di certe soglie? In questo modo impediamo che avvengano le trasformazioni che consentono a batteri e virus cattivi di “mimetizzarsi” e di non essere riconosciuti come tali dal nostro sistema immunitario che è stato “abituato” a riconoscerli senza la maschera dovuta alla mimetizzazione.

Gli antivaccinisti hanno torto. Non è vero che chi è vaccinato non deve preoccuparsi dei non vaccinati. Se il numero dei non vaccinati è molto alto, anche i vaccinati possono cadere preda delle patologie per cui sono state effettuate le vaccinazioni. Infatti virus e batteri mutati, grazie all’elevata percentuale di non vaccinati, non sono più riconoscibili dal sistema immunitario dei vaccinati.

Note, commenti e riferimenti 

  1. Tutto quanto illustrato spiega perché, per esempio, ogni anno bisogna rifare il vaccino anti-influenzale. Pur essendo il virus dell’influenza sempre lo stesso, ogni anno si ripresenta con una “maschera” diversa. Il nostro sistema immunitario, che l’anno precedente era stato abituato a riconoscere una certa “maschera”, non è in grado di riconoscere la nuova “maschera”. La conseguenza è che ogni anno dobbiamo inviare al nostro sistema immunitario le foto segnaletiche relative al nuovo aspetto che il virus dell’influenza ha assunto rispetto all’anno precedente.
  2. La velocità con cui i batteri si moltiplicano e subiscono mutazioni rende conto del motivo per cui abbiamo bisogno di nuovi e più efficaci antibiotici ogni anno che passa. Infatti grazie alla loro rapida crescita, la probabilità che mutazioni casuali producano batteri resistenti agli antibiotici che usiamo è molto alta. La conseguenza è che gli antibiotici attualmente in uso diventano sempre meno utili.
  3. Batteri e virus non fanno altro che attuare le normali strategie per la sopravvivenza contro cui noi dobbiamo opporci con gli strumenti che abbiamo, ovvero le vaccinazioni e formulati farmaceutici sempre più nuovi ed efficaci.
  4. Per approfondire: R. Burioni, Il vaccino non è un’opinione; A. Grignolio, Chi ha paura dei vaccini

Fonte dell’immagine di copertinahttp://www.genitoripiu.it/news/allerta-vaccinazioni-dallistituto-superiore-di-sanita

Libertà di espressione

Libertà di espressione

Ho preso l’immagine di copertina da un post del Prof. Burioni. Si evidenzia come un gruppo, non so quanto ristretto, di antivaccinisti convinti stia cercando di attaccare il libro del Prof. Burioni inserendo commenti negativi nella sezione “Recensioni” di Amazon.com. Se il numero di commenti negativi è molto alto, pare che Amazon chieda conto e ragione a chi ha inserito l’articolo in vendita e, se non vengoni fornite spiegazioni convincenti, si può arrivare anche al ritiro dal sito di Amazon.

Inutile dire che sto partecipando anche io alla discussione avendo letto il libro dopo averlo acquistato in libreria. Il tono medio delle risposte che ricevo è di questo tipo:

Commento tipico di un antivaccinista

in altre parole si invoca libertà di giudizio, libertà di opinione e libertà di espressione contro un non  meglio specificato pensiero unico.

Libertà di giudizio, pensiero, opinione, espressione sono tutte sacrosante. Ci mancherebbe altro. Sono, peraltro anche sancite dalla nostra costituzione oltre che da ogni carta per i diritti dell’uomo. Ed è giusto che sia così. Questa è l’essenza del mondo libero: ognuno può dire la sua su ogni cosa.

Qual è il problema?

Il problema è che quando ci si riferisce alle libertà fondamentali dell’uomo non lo si fa considerando il mondo scientifico.

Cerco di spiegarmi meglio perché detta così  sembrerebbe che il mondo scientifico  sia tutt’altro che libero. Non è così. Il mondo scientifico è quanto di più democratico esista. Chiunque, dal grande luminare al più umile degli uomini sono alla pari. Il punto è che questo è vero solo sulla base di un background comune. Nel mondo scientifico a dati e tabelle si risponde con dati e tabelle.

Se mi dicessero che l’acqua non è H2O, ma SiO2, io porterei innanzitutto le analisi a dimostrazione del fatto che la molecola di acqua contiene 2 atomi di idrogeno e uno di ossigeno. Pretenderei, inoltre, che il mio interlocutore, sia  grande luminare che umile ciabattino, portasse altrettante analisi per suffragare la sua affermazione secondo cui la molecola di acqua è fatta da un atomo di silicio e 2 di ossigeno. Questo perché? Perché la formula H2O spiega tantissime cose, mentre quella SiO2 andrebbe contro una serie innumerevole di evidenze. È chiaro che mi aspetto che chi fa certe affermazioni, le faccia in modo circostanziato. Se l’unica argomentazione è che la formula dell’acqua è SiO2 perché  è giusto avere un contraddittorio ed evitare il pensiero unico, ebbene io tratto questo soggetto per quello che è: un emerito ignorante.

E’ vero che la scienza è fatta di contraddittorio, ma è anche vero che il contraddittorio si basa su delle conoscenze di base comuni sulle quali si costruisce il confronto.

Io posso dire che il libro del Prof. Burioni non mi piace perché il colore della copertina non incontra i miei gusti; perché trovo che sia poco maneggiabile oppure perché è scritto male ed io non lo capisco. Ma di certo non posso dire che riporta informazioni false perché per farlo ho bisogno di andare a cercare nella letteratura scientifica gli articoli citati, li devo leggere e capire e poi entrare nel merito dei singoli esperimenti lì descritti. Per fare questo non basta la mia laurea in chimica, il mio dottorato in chimica del suolo ed il fatto che io insegni all’università la chimica del suolo dopo aver insegnato vari anni la chimica organica e la chimica generale. Non basta perché le mie specializzazioni non mi consentono di capire i dettagli dei lavori citati, per cui, come il prof. Burioni si affiderebbe a me per avere un’idea sulla dinamica dei nutrienti nel suolo, io mi devo affidare a lui per avere una idea dell’utilità dei vaccini.

Immaginiamo ora un laureato in giurisprudenza che ha una specializzazione in diritto civile o penale o qualunque altra nel campo legislativo. Immaginiamo anche una persona che, per motivi che non mi interessano, non sia andata a scuola o si sia fermata al diploma superiore. Queste persone sarebbero in grado di giudicare la validità dei dati riportati dal prof. Burioni? Senza una attenta valutazione dei lavori che Burioni cita, l’unica cosa che possono dire è: mi affido alla buona fede ed alla preparazione di Burioni. Invece, queste persone vanno oltre. Il loro malinteso senso della democrazia e della libertà di espressione ed opinione li rende così arroganti da pensare che la loro ignoranza sia del tutto equivalente alla preparazione di chi si esprime nel merito del settore in cui ha passato la vita prima come studente, poi come studioso.

Alla luce di tutto questo posso riaffermare con forza che la scienza è libera e democratica, ma in ambito scientifico il concetto di “democrazia”  o “libertà di espressione” non vuol dire che sono libero di aprire bocca e dire quello che mi pare. Ovvero posso anche farlo, ma devo avere la consapevolezza di poter essere additato come un arrogante ignorante se dico sciocchezze. Se voglio dire la mia liberamente ed essere preso sul serio, lo devo fare con cognizione di causa salendo io sul piano degli esperti e non pretendendo il contrario. Altrimenti meglio stare zitti.

Conclusioni

Quanto ho appena scritto, ai tempi dei miei genitori o dei miei nonni, appariva qualcosa di sensato. Se io non sono esperto di qualche cosa, mi rimetto all’esperto per risolvere un mio problema. Del resto se ho un problema ai tubi di casa chiamo l’idraulico.  Se questi mi dice  che bisogna fare un certo tipo di lavoro, ho due possibilità: accetto quello che mi propone oppure mi rivolgo ad un altro idraulico. Se quest’ultimo mi dà la stessa risposta, prendo atto e confronto i preventivi. Se la risposta è diversa, interpello un terzo idraulico e confronto le risposte. È nel mio pieno diritto stare a sentire più campane e scegliere quella che economicamente è più conveniente. Nel mondo scientifico ed in quello dei vaccini, in particolare, funziona allo stesso modo. Se un insieme di professionisti mi dice che la pericolosità dei vaccini è praticamente nulla e che se si verificasse un inconveniente sarebbe assolutamente sotto controllo, non starei certamente a sentire l’unica voce fuori dal coro che mi dice il contrario. Mi chiederei perché la voce fuori dal coro è tale e lo considererei un ignorante. Questo si chiama buon senso. Purtroppo, però, devo constatare con enorme dispiacere che, al giorno d’oggi, il buon senso è diventato non solo merce rara ma anche un modo di pensare controintuitivo.