Anche agli scienziati piace scherzare. La bufala dell’uomo del Piltdown

Piltdown. Sussex. Gran Bretagna. Anno 1912. Viene ritrovato il cranio di un ominide a metà tra uomo e scimmia. L’annuncio del ritrovamento viene dato nel Dicembre dello stesso anno nel convegno della Geological Society of London. Qui i due autori della comunicazione, Dawson (autore del ritrovamento) e Woodward, battezzarono l’ominide a cui apparteneva il cranio col nome di Eoanthropus dawsoni o anche uomo del Piltdown.

Al momento della scoperta del cranio dell’uomo del Piltdown, la teoria dell’evoluzione di Darwin aveva circa 53 anni – la famosa “Origine delle specie” aveva visto la luce intorno al 1859 – e si rincorrevano le interpretazioni più disparate sia per la comprensione dell’origine dell’uomo, sia per denigrare la teoria anzidetta che toglieva l’essere umano dal centro del creato per porlo in una dimensione meno centrale dell’universo.

Origine della specie

Secondo le prime interpretazioni della teoria di Darwin, l’essere umano doveva essere considerato come un diretto discendente delle scimmie. In altre parole, le scimmie avrebbero subito nel corso del tempo  delle costanti e continue trasformazioni mediate sia dall’ambiente che dalle abilità necessarie a sopravvivere ai cambiamenti ambientali.Secondo questa interpretazione, il passaggio graduale dalla scimmia all’uomo deve necessariamente aver prodotto degli ominidi con caratteristiche intermedie tra le due specie.

Una via di mezzo

L’uomo del Piltdown si pone a metà tra la scimmia e l’uomo dal momento che mostra caratteristiche simili a quelle di una scimmia, nella parte mandibolare del cranio, ed a quelle dell’uomo, nella parte superiore del cranio. Si tratta, quindi, dell’anello mancante. Nel 1953, però, gli studiosi del British Natural History Museum e dell’Università di Oxford capirono che il cranio ritrovato da Dawson era un falso. Indagini successive hanno confermato l’origine truffaldina del cranio dell’uomo di Piltdown evidenziando che Dawson “limò” e mise assieme ossa umane (di circa 700 anni) con ossa di diverse tipologie di scimmia.

Oggi sappiamo che l’evoluzione non è andata come si credeva all’inizio del XX secolo.

In realtà, l’uomo, così come tutte le specie viventi, si è evoluto per come lo conosciamo oggi grazie all’azione congiunta di “caso e necessità”.  In altre parole, modifiche ambientali del tutto casuali – come terremoti ed inondazioni – alterano l’habitat tipico in cui gli organismi vivono. Nell’ambito di una stessa popolazione esiste un certo numero di individui che, a causa di modificazioni genetiche casuali, si ritrova ad essere maggiormente adattato alla sopravvivenza nelle nuove condizioni ambientali. Per questo motivo, proprio gli individui più abituati alle nuove condizioni ambientali riescono ad avere maggiore possibilità riproduttiva. La conseguenza è che, nel corso del tempo, gli individui più adatti sono quelli che predominano, mentre quelli meno adatti si estinguono. Grazie a questo modello evolutivo possiamo dire che non ci dobbiamo aspettare nessun “anello mancante”. Uno scherzo come quello effettuato nel 1912 oggi sarebbe solo una bufala da primo Aprile.

Per saperne di più

Svolta nella beffa del Piltdown

La bufala dell’uomo di Piltdown

Il pesce d’aprile del 1912

10 risposte a “Anche agli scienziati piace scherzare. La bufala dell’uomo del Piltdown”

  1. –La rivoluzione scientifica ha abbattuto molti miti ma ha avuto (ed ha) come svantaggio quello di aver sostituito i miti canonici, quali la religione, con il mito “scienza”. Infatti dal momento che, grazie allo sviluppo scientifico, la religione non è più in grado di soddisfare appieno le esigenze individuali quali le certezze in verità assolute, la scienza è diventata la nuova religione e gli scienziati i suoi sacerdoti. –, questa frase presa da qui (http://www.laputa.it/libri/da-animali-a-dei-breve-storia-dellumanita/) è molto giusta. Corretto purificare la scienza da tutto ciò che scientifico non è, ed imporsi di utilizzarla per aprire le coscienze ed abituarle al dubbio, cioè il contrario della religione e di altri strumenti di controllo.
    Le teorie sono teorie, affascinanti ma spesso incomplete ed approssimate, non possono diventare dogmi di fede.

      1. Grazie Signora,
        Che lo abbia scritto lei o qualcun altro cui si è ispirata è una bella frase.
        Complimenti, continui così.

          1. Ce ne faremo una ragione. Non è che con i gusti di ciascuno si faccia scienza. La religione ha i suoi territori che niente hanno a che spartire con la scienza.

          2. Certo che ci sono dei limiti, infatti non ha senso parlare di scienza come nuova religione, credo che lei abbia capito male.

          3. oppure, facilmente, lei non ha comunicato in modo comprensibile. Sa com’è. Comunque il punto è chiaro. Grazie.

        1. Lo farò senza dubbio, soprattutto con chi si inventa personaggi a caso (il femminile?) e non accetta i propri limiti cognitivi.
          Se voleva un flame ha sbagliato indirizzo. Buona lettura.

  2. “Nell’ambito di una stessa popolazione esiste un certo numero di individui che, a causa di modificazioni genetiche casuali, si ritrova ad essere maggiormente adattato alla sopravvivenza nelle nuove condizioni ambientali. Per questo motivo, proprio gli individui più abituati alle nuove condizioni ambientali riescono ad avere maggiore possibilità riproduttiva. “, questo è un passaggio che sembra scritto più da un sociologo/fuffologo che da uno scienziato. Le mutazioni che osserviamo oggi sono del tutto peggiorative e causa di gravi patologie, non mi pare di vedere persone che diventano dei geni o degli atleti olimpionici a seguito di mutazioni genetiche migliorative.
    Inoltre con la selezione naturale puoi selezionare popolazioni con particolari caratteristiche, per esempio tra i cavalli puoi selezionare quelli che assomigliano di più agli asini e ottenere una popolazione di finti asini, ma non puoi creare la specie degli asini, che hanno comunque delle differenze cromosomiche e non son ibridabili con i cavalli.

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