La scienza è malata?

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Le notizie che compaiono ultimamente in merito a fatti che di scientifico hanno poco o nulla, mi portano a delle riflessioni.

Faccio parte del mondo scientifico. Ho fatto questa scelta di vita fin dai tempi del liceo pensando di accedere ad un mondo fatto di sogni dove poter realizzare il mio spirito “salgariano” di avventure nel mondo del microscopico, di ciò che non si può vedere se non con la fantasia.

Durante la mia vita scientifica ho incontrato tante persone meravigliose, ma altrettante abbiette e degne solo di disprezzo.

Ancora mi ricordo delle sensazioni che ho provato quando Morris Schnitzer, il padre della chimica delle sostanze umiche, si alzò dalla platea per salire sul palco dove avevo appena finito la mia presentazione in cui lo attaccavo pesantemente, per stringermi la mano e complimentarsi con me. Io avevo 31 anni, lui era sulla settantina. In quel momento ho avuto sentimenti contrastanti ed ho capito quello che deve essere un vero scienziato. Mi sono sentito orgoglioso per quel riconoscimento che mi veniva dalla vecchia guardia, ma nello stesso tempo mi sono sentito umiliato perché quella persona non meritava l’attacco ad alzo zero che avevo fatto. Tra i due, io avevo un deficit di signorilità; il Prof. Schnitzer, dall’alto della sua esperienza, sapeva che prima o poi sarebbe arrivato un giovane a far progredire il campo di cui lui era stato fondatore; se lo aspettava perché questo è il mondo scientifico. Ci si fanno domande, si cerca di dare una risposta. È quella giusta? Non lo so. Di sicuro lo è sulla base delle conoscenze del momento, fino a che qualcuno non si alza e dice “guardiamo le cose da un altro punto di vista” e nasce qualcosa di nuovo.

Credo che questo sia ciò che tutti noi, che apparteniamo a questo mondo, dovremmo fare. Non a tutti è dato fare delle rivoluzioni, ma tutti possiamo, e dobbiamo, contribuire a che ciò si verifichi. Anche il lavoro oscuro di chi non sarà mai ricordato è preziosissimo. È proprio sul lavoro di questi “stregoni” oscuri che si costruiscono le basi per l’avanzamento delle conoscenze.

Eppure siamo tutti umani. Quando il proprio egocentrismo prevale sul mondo ideale fatto principalmente di sogni, accadono cose spiacevoli. Accade che un Wakefield si inventi dei dati su una correlazione inesistente vaccini/autismo; accade che uno Schoen si inventi di sana pianta dati sperimentali sui superconduttori organici; accade che dei Fleischmann e Pons interpretino dei fenomeni casuali invocando quella che potrei definire la pietra filosofale della chimica nucleare; accade che qualcuno si inventi dati sulla tossicità, finora inesistente, degli organismi geneticamente modificati; accade che qualcuno, operando come revisore, bocci un lavoro per sostituire il nome del legittimo autore col proprio; accade anche che, approfittando della propria posizione dominante, editors di riviste più o meno importanti impongano citazioni, anche fuori luogo, ad autori di studi inviati a quelle stesse riviste. Lo scopo è  incrementare in modo artificioso il valore di quei parametri che il mondo scientifico ha deciso di utilizzare per classificare la qualità delle diverse tipologie di ricerca.

Sono utili questi parametri? La risposta a questa domanda non è facile perché una risposta affermativa implicherebbe che esistono ricerche di serie A e ricerche di serie B. Significherebbe, nel mondo ideale, classificare la conoscenza né più né meno come fece Gentile con la sua riforma nel 1923: la ricerca tecnico-scientifica non è conoscenza; la cultura e la conoscenza è solo quella umanistica. Non si terrebbe, quindi, conto del fatto che tutti i saperi, da quelli matematici, fisici, chimici, a quelli storici, letterari etc, contribuiscono all’accrescimento della qualità della vita umana.

Una risposta negativa alla domanda succitata implicherebbe una scarsa considerazione della realtà in cui ci troviamo a vivere. Le risorse economiche ed umane sono limitate. Cosa e chi finanziare prima? Da qui la necessità di valutazioni quanto più oggettive possibili per poter stabilire, per esempio, che la salute umana viene prima della grotta di Platone.

Come in tutte le cose, però, in medio stat virtus.  Una ricerca sulla SLA è certamente importante per tantissime persone che soffrono le pene dell’inferno, ma altrettanto importante è poter rispondere alle tante domande sul ruolo che noi esseri umani abbiamo nel mondo in cui viviamo. Finanziare studi di un certo tipo prima di altri di diversa natura, va bene, ma tutta la conoscenza deve essere supportata. Non esiste una cultura di serie A ed una di serie B.

Purtroppo, devo aggiungere, la ricerca economy-driven sta generando mostri.  Carriere di sognatori sono nelle mani di pochi individui senza scrupoli che pur di lasciare un segno nei libri di storia pensano che ogni mezzo sia lecito per raggiungere l’obiettivo. Piuttosto che lavorare per migliorare la qualità delle proprie conoscenze, del proprio modo di porsi di fronte a chi conosce meno, pensano ad alterare artificialmente dati e numeri in modo da innalzare i parametri che servono per salire sempre più in alto nelle classifiche in modo da avere privilegi che non meritano.

Il mondo scientifico non differisce dalla società civile. In realtà ne è lo specchio fedele. Nella società civile ci sono milioni di persone che operano tutte assieme per migliorare la qualità del sistema in cui devono vivere. Tuttavia, ci sono anche migliaia di imbroglioni ed imbonitori che operano attuando atteggiamenti mafiosi e truffaldini. Allo stesso modo, nella società scientifica ci sono migliaia di persone oneste che operano facendo del loro meglio e cercando di apportare miglioramenti per il bene di tutti. Tuttavia, ci sono pochi mediocri che fanno tanto rumore e che operano imbrogliando. Approfittano delle loro posizioni dominanti per imporre il loro punto di vista mediocre quanto loro.

La scienza è malata? Non più di quanto lo sia la società civile. La cosa importante è non sottomettersi e combattere contro le intimidazioni ed i ricatti. C’è chi nella società civile ci ha rimesso la vita. Ricordo i tanti Falcone e Borsellino che hanno alzato la testa ed hanno detto “NO!”. Anche nel mondo scientifico ci sono tanti che dicono “NO!” e che sono felici di rimanere nell’anonimato e di pagare in prima persona per il loro “NO!” con l’ostracizzazione, la mancanza di fondi, i ricatti morali. Ciò che è importante è inseguire i propri sogni. Il sogno della propria dignità personale viene prima di tutto. Ben vengano le operazioni che tanti fanno per evidenziare ed ostracizzare le mele marce.

Immagine di copertinaPablo Picasso, Scienza e carità, 1897, Barcellona, Museo Picasso

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