Perché non siamo vegetariani e men che meno vegani

Perché non siamo vegetariani e men che meno vegani

Oggi va di moda il veganesimo, ovvero quella filosofia di vita che impone a chi fa questa scelta di evitare l’assunzione di qualsiasi cibo che abbia una qualsiasi origine animale. Come evidenziato, si tratta di una scelta dettata da motivazioni culturali di tipo anti specista; in altre parole si ritiene che tutti gli animali abbiano dignità pari a quella dell’uomo per cui quest’ultimo non deve uccidere animali di ogni specie, sebbene per scopi nutrizionali, perché, in questo modo, si configurerebbe un vero e proprio omicidio del tutto paragonabile a quello umano.

Non voglio discutere in questa sede dell’opportunità di questa scelta anti specista. Ognuno è libero di fare le scelte nutrizionali che preferisce e lascio a nutrizionisti esperti l’opportunità di valutare la dieta che ognuno di noi decide di seguire.

Qui voglio solo sfatare un mito di natura pseudo scientifica utilizzato dalle frange vegane oltranziste in base al quale gli uomini discendono dalle scimmie che sono erbivore e non hanno bisogno di proteine animali per sviluppare la forza di cui sono dotate. Per questo motivo l’uso che l’uomo fa della carne sarebbe una deviazione alimentare occorsa in un certo momento dell’evoluzione e priva di ogni validità scientifica.

Chi afferma una cosa del genere non fa altro che dimostrare la propria crassa ignoranza in fatto di conoscenze evolutive e di biologia animale. Cerca, in altre parole, di dare una giustificazione scientifica alle proprie remore morali che gli/le fanno immaginare gli animali come esseri “pucciosi” del tutto simili a quelli descritti nei fumetti Disney.

Veniamo al punto.

Tutti noi esseri umani, come del resto tutti gli esseri viventi, siamo caratterizzati da tratti vestigiali che sono prova inconfutabile dei processi evolutivi cui siamo stati, ed ancora siamo, sottoposti. Uno dei caratteri vestigiali più famosi è l’appendice vermiforme che rappresenta il tratto terminale dell’intestino cieco e si trova alla congiunzione tra l’intestino crasso e l’intestino tenue. Le dimensioni dell’appendice variano da essere umano a essere umano potendo raggiungere una lunghezza variabile da qualche centimetro a 30 centimetri e potendo essere assente in alcuni esseri umani. L’appendice vermiforme sembra essere del tutto inutile, tanto è vero che possiamo farne a meno senza che la qualità della nostra vita ne sia influenzata. Tuttavia, come tutti i tratti vestigiali, anche l’appendice, oggi inutile, aveva una funzione ben precisa. Infatti, quando ancora ci cibavamo in prevalenza di piante, avevamo non solo un intestino cieco molto più voluminoso di adesso, ma anche una appendice vermiforme più sviluppata di quanto non sia ora. La maggiore voluminosità di intestino cieco ed appendice assicurava agli individui dalla dieta vegetariana la presenza di una camera di fermentazione corredata da batteri in grado di degradare la cellulosa in glucosio, zucchero più facilmente assimilabile.

Quando, per effetto di una qualche mutazione casuale, il volume di intestino cieco ed appendice si è ridotto, abbiamo cominciato ad avere maggiori difficoltà nella degradazione della cellulosa (oggi noi umani non siamo più in grado di idrolizzare il legame beta 1-4 glicosidico che tiene unite le unità di glucosio nella cellulosa perché non abbiamo più una flora batterica in grado di sintetizzare gli enzimi deputati a questo scopo), la nostra alimentazione è cominciata a cambiare perché ci siamo dovuti adattare alle mutazioni anzidette: siamo passati da una alimentazione vegetariana a base di foglie ad una alimentazione a base di carne. In altre parole, indagini biologiche hanno dimostrato che nel corso dei processi evolutivi, gli animali che possedevano intestini più voluminosi erano in grado di digerire la cellulosa, quelli con intestini meno voluminosi non erano in grado di mangiare foglie. I processi evolutivi, insomma, ci hanno “imposto” di essere carnivori in quanto ad un certo punto del nostro percorso evolutivo, non siamo più stati in grado di digerire le foglie (base alimentare dei nostri progenitori) ed assimilare nutrienti da una alimentazione esclusivamente vegetariana.

Altro che vegani…
La nostra dieta è il risultato degli adattamenti evolutivi.

Per saperne di più:

Jerry A. Coyne, Perché l’evoluzione è vera (2011), codice edizioni

2 risposte a “Perché non siamo vegetariani e men che meno vegani”

  1. Dissento. Secondo me il processo è stato esattamente l’opposto. E’ stato il passaggio da una dieta vegetariana ad una carnivora, grazie allo sviluppo di una tecnologia che ha permesso la caccia in gruppo di grossi animali, ed esattamente la lancia o giavellotto, a determinare l’ atrofizzazione di un appendice non più necessaria, della quale parla. Ma non è finita qui. Allo stesso evento è dovuta l’ evoluzione ad homo sapiens, la nascita del linguaggio, e la prima forma sociale: il team di caccia. Senza di questo l’ uomo sarebbe rimasto prevalentemente vegetariano ( non è mai stato esclusivamente vegetariano, come d’ altronde non lo sono nemmeno le scimmie: piccoli animali, animali feriti, vermi, insetti… hanno da sempre fatto parte della sua dieta); e tutto quanto conosciamo non ci sarebbe stato, niente comunicazione di concetti, cioè linguaggio, solo manifestazioni umorali fatte di urla, versi e grugniti; niente società, ma anche niente famiglia, e pure niente coppia,… Provi ad immaginare quanto lei dice, senza la possibilità tecnica di cacciare. Sarebbe stata l’ estinzione degli individui affetti da quel difetto genetico. Mi scusi: questo è quanto io penso basandomi, ovviamente, esclusivamente sulla logica; in quanto prove scientifiche a sostegno, ma anche a sostegno di quanto lei dice, non ne esistono.

    1. Guardi, le sue opinioni sono solo opinioni. Se ha delle prove scientifiche sul processo di adattamento/evoluzione che vadano al di là delle parole e delle sue convinzioni personali, ben vengano. In caso contrario, valgono le prove scientifiche accumulate fino ad ora e quello che lei dice sono sciocchezze.

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