pH. Il suo significato nei sistemi complessi (Parte I)

Reading Time: 3 minutes

Quanti di voi sanno che cos’è il pH? Stiano zitti i chimici, i periti chimici e tutti coloro che hanno studiato, ad un qualsiasi livello, la chimica.

Bene. Mi perdoneranno tutti coloro che hanno studiato o studiano la chimica, ma devo dare la definizione di pH  a tutti coloro che non hanno idea, se non vaga, di cosa significhi questa parola.

Non è una parola magica; non è neanche un rito magico di carattere esoterico. Si tratta semplicemente di un modo che i chimici usano per riportare quella che è la concentrazione di ioni idrogeno (H+) in una soluzione acquosa. Mi diranno i chimici più estremi che il pH si può valutare anche per sistemi organici. Ma io non voglio essere estremo e mi attengo alla chimica più tradizionale, per cui mi fermo al fatto che la misura del pH è quella che si fa per le soluzioni acquose.

Il pH è il logaritmo in base 10 dell’inverso della concentrazione idrogenionica:

Anche la casalinga di Voghera sa che se il pH è inferiore a 7 si parla di sistemi acidi; se il pH è superiore a 7 si parla di sistemi basici; se il pH è proprio 7, allora si parla di sistemi neutri. Il problema è che, al di fuori del contesto chimico, le parole “acido”, “base” e “neutro” sono prive di significato. Ad usare in modo improprio termini che hanno un significato ben definito nel linguaggio scientifico ci si mettono anche i giornalisti. Per esempio cliccando qui si apre una pagina di Repubblica.it in cui si legge che una donna è stata aggredita ed è stata costretta a versarsi addosso della soda caustica. Per effetto di questa aggressione la donna ha subito ustioni da “acido”. Non ci credete? Allora cliccate sul link anzidetto oppure leggete la Figura 1 in cui ho evidenziato l’incongruenza tra “soda caustica”, che è una base, e “acido”, che nell’opinione comune è qualcosa che fa male.

Figura 1 Nell’opinione comune qualsiasi sostanza faccia male è considerata un acido. La notizia riportata qui è tratta da Repubblica Vicenza

Ma veniamo al punto principale di questa nota.

L’equilibrio di dissociazione dell’acqua si può scrivere in questo modo:

Questo equilibrio è governato da una costante alla quale è stato dato il nome di “prodotto ionico dell’acqua” che ha la forma:

Il valore del prodotto ionico dell’acqua è 1.0 x 10-14 M2 quando la temperatura è 25 °C. È facile calcolare il pH al punto di neutralità, ovvero quando la concentrazione degli ioni idrogeno è uguale a quella degli ioni ossidrile. Al punto di neutralità il valore di pH è 7.

Ciò che in genere molto spesso si dimentica è che le informazioni contenute nelle righe precedenti sono valide solo ed esclusivamente alla temperatura di 25 °C. Infatti, i valori delle costanti di equilibrio (ed il prodotto ionico è una costante di equilibrio) dipendono dalla temperatura alla quale si ha l’equilibrio chimico. La Figura 2 mostra come cambia il prodotto ionico dell’acqua al variare della temperatura.

Figura 2 Variazione del prodotto ionico dell’acqua al variare della temperatura

La Figura 3, invece, fa vedere il cambiamento del valore del pH in funzione della temperatura. Più è alta la temperatura più si abbassa il valore del pH relativo alla condizione di neutralità come conseguenza dell’indebolimento dei legami covalenti tra ossigeno ed idrogeno nell’acqua. A 100 °C, il valore del pH all’equilibrio è circa 6.1. Questo valore non indica acidità, bensì neutralità a quel valore della temperatura.

Figura 3 Variazione del pH dell’acqua pura con la temperatura

Ciò che è valido per l’equilibrio di dissociazione dell’acqua è valido per tutti i tipi di equilibrio. Per esempio, la dissociazione dell’acido acetico in acqua segue l’equilibrio:

La costante di equilibrio ha la forma:

Il valore della ka a 25 °C è 1.75 x 10-4 M. Da un lavoro pioneristico del 1933, si ricava il grafico di Figura 4 che mostra la variazione del valore della costante acida dell’acido acetico al variare della temperatura nell’intervallo 0-60 °C.

Figura 4 Variazioni con la temperatura della costante di dissociazione dell’acido acetico

Utilizzando valori differenti per le concentrazioni pre-equilibrio di acido acetico, è facile ricavare il grafico di Figura 5 che mostra come cambia il valore del pH nelle condizioni di equilibrio al variare della temperatura.

Figura 5 Variazione del pH all’equilibrio per la dissociazione dell’acido acetico a diverse concentrazioni di partenza e nell’intervallo di temperatura 0-60 °C

In sintesi, il valore del pH di una qualsiasi soluzione acquosa dipende da numerosi fattori tra cui: natura e concentrazione del soluto e temperatura del sistema.

Quando si considerano sistemi complessi in cui l’equilibrio acido/base è regolato dalla presenza di più coppie acido/base differenti, oltre alla temperatura, bisogna tener conto anche degli equilibri di dissociazione multipli. Per esempio, la valutazione del pH all’equilibrio per soluzioni di acido fosforico (H3PO4) va fatta considerando le seguenti condizioni:

Ad ognuno degli equilibri descritti è associata una costante il cui valore cambia in funzione della temperatura. Si capisce, quindi, che la valutazione del pH all’equilibrio diventa sempre più difficile all’aumentare della complessità del sistema.

Anche la presenza di sali altera i valori delle costanti di equilibrio. Per esempio la costante acida del secondo equilibrio dell’acido fosforico risente della forza ionica come indicato in Figura 6.

Figura 6 Variazioni della costante ka2 dell’acido fosforico in funzione della forza ionica. Le serie da A ad E indicano soluzioni di acido fosforico contenenti sali differenti

Riassumendo, il pH all’equilibrio per sistemi complessi contenenti coppie acido/base di natura differente dipende da natura del soluto, concentrazione del soluto, temperatura e forza ionica.

 

Fonte dell’immagine di copertina: http://alcyonitalia.com/items?key=_-57&keyType=I

10 risposte a “pH. Il suo significato nei sistemi complessi (Parte I)”

  1. Buongiorno Rino,
    complimenti per l’articolo, di cui ho particolarmente apprezzato il riferimento alla temperatura. Troppo spesso infatti, anche tra colleghi, ci si dimentica che a 100 °C l’acqua (degassata) ha un pH poco più che 6!
    Vista la stima reciproca, mi permetto qualche osservazione, spero costruttiva, estemporanea:
    1. dubito un ciccinì che la Casalinga di Morettiana memoria possa capire pienamente il significato degli equilibri, anche perché il termine concentrazione non è definito contestualmente e capisco perfettamente che per definirlo ci vorrebbe come minimo un altro post. Per non parlare della forza jonica!
    2. Sono un po’ perplesso anche sul termine dissociazione. Nel Pauling, capostipite indiscusso di tutti i testi moderni di chimica generale, si fa chiaramente distinzione tra jonizzazione di molecole (o dejonizzazione di joni) e dissociazione di sali, e questa è la terminologia che uso io a lezione. La definizione è riportata (ma purtroppo non applicata) anche nel Silvestroni. E’ pur vero che una molecola, dopo la reazione di jonizzazione, si dissoci, ma questo è un altro discorso.
    3. Le figure e in particolare i grafici non sono molto visibili, perlomeno non a coloro che non sono più giovanissimi. Sarebbe opportuno trovare un sistema per poterli ingrandire, all’occorrenza

    1. Caro Emanuele,
      Innanzitutto grazie per i commenti su cui concordo perfettamente. La casalinga di Voghera è certamente ben lontana dal comprendere il significato di equilibrio chimico e men che meno di forza ionica. Il riferimento alla casalinga di morettiana memoria è, come hai capito, solo in relazione al fatto che oggi il termine pH lo usano tutti senza sapere neanche lontanamente di cosa si parla. Vai al supermercato e trovi gente che disquisisce di pH come se niente fosse; apri un giornale e trovi le cose che hai potuto vedere anche tu con soda caustica indicata come acido. Lasciami dire che mi sanguinano gli occhi quando leggo queste cose, come, penso, capiti anche a te. Sul termine dissociazione sono abbastanza elastico. Applico la terminologia sicuramente in modo improprio, come ci insegna Pauling il cui testo regna sovrano anche nel mio ufficio. Per le figure hai completamente ragione. In realtà sono ottimizzate per i tablet (ne uso uno ed ho controllato che si leggono abbastanza bene se le ingrandisci), ma non sono ottimizzate per i PC. Devo assolutamente provvedere appena metto le mani sul pc. Anche a me dà fastidio leggere articoli sul monitor di un computer e non poter apprezzare le figure perché di pessima qualità. Grazie ancora ed a presto

  2. Complimenti per la completezza con cui ha trattato l’argomento. Seguirei volentieri altre sue lezioni . Mi faccia sapere dove poterlo fare . Un saluto

    1. Grazie. Può seguire le lezioni sempre qui sul blog. Si può anche iscrivere alla newsletter che di tanto in tanto invio con le novità pubblicate sul blog.

  3. Finalmente una definizione esatta di Ph.
    Ritorno indietro volentieri di anni ante laurea in chimica.Complimenti professore

      1. Sono sicuro che il dr Baratella ne sia a conoscenza. Si tratta del solito errore delle tastiere degli i-phone che hanno un t9 che è particolarmente fastidioso 🙂 (purtroppo ne so qualcosa 😀 )

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *