Sui somari, sugli stupidi e della pseudoscienza

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Scienza e democrazia

Ho appena finito di leggere il libro del Prof. Burioni dal titolo “La congiura dei Somari. Perché la scienza non può essere democratica”, in cui l’autore spiega, semmai ce ne fosse bisogno, cosa vuol dire la locuzione “la scienza non è democratica”.
In breve, come sanno tutti coloro che a vario titolo si occupano di scienza, questa non è democratica nel senso che chiunque si svegli la mattina ha diritto di parola e può dire ciò che vuole su qualunque argomento; la scienza è democratica perché chiunque lo desideri può approfondire un particolare aspetto della realtà che ci circonda e dare il suo personale contributo nella spiegazione dei fatti che ha deciso di osservare. In altre parole, la scienza non si basa sulle opinioni di nessuno – sia scienziati che gente che fa altro nella propria vita – ma sui fatti. Si osserva un fenomeno, si ipotizza un modello interpretativo, si conducono esperimenti per validare o falsificare quel modello; nel primo caso il modello funziona e diventa teoria, nel secondo il modello non funziona e bisogna riformularlo; a questo punto gli esperimenti devono essere ripetuti. Come si capisce da questa breve disamina, la modellizzazione dei fatti sperimentali è alla base di quella che viene indicata come verità scientifica. La verità scientifica non ha una valenza assoluta ma è relativa alle condizioni entro le quali le ipotesi sono state formulate.

Ottimismo scientifico

Da quanto appena descritto nasce l’ottimismo scientifico in base al quale una nuova idea o una nuova osservazione mai fatta prima possono condurre ad una nuova verità scientifica che può inglobare quella precedente oppure semplicemente sostituirla: è accaduto per il modello geocentrico dell’universo sostituito da quello eliocentrico, sebbene entrambi avessero pari dignità in termini di formulazione matematica, per la teoria del flogisto sostituita dalle leggi di Lavoisier, per la fisica di Newton inglobata nella meccanica quantistica e così via di seguito.
L’ottimismo scientifico viene male interpretato da chi non conosce la scienza. Infatti, spesso si nasconde la propria ignoranza affermando che le proprie idee siano valide perché si è sicuri che in un futuro non si sa bene quanto lontano, ci sarà qualcuno che proverà la validità delle affermazioni formulate. Il più delle volte ci si riferisce alla vita romanzata di Galilei o di Einstein attraverso un confronto piuttosto spinto: “come quei due grandi scienziati sono stati avversati dall’establishment dei loro tempi, così vengo avversato io perché le mie idee sono innovative e contrarie alle opinioni comuni. Tuttavia, ci sarà in futuro chi mi darà ragione come è accaduto a Galilei ed Einstein”. Chi fa questi pensieri, che io definisco osceni, non si rende conto che quei due hanno avuto ragione non perché avessero espresso delle opinioni generiche basate sul nulla, ma perché avevano generato un impianto fisico che si è dimostrato valido alla prova del tempo. Hanno fatto esperimenti, hanno controllato e ricontrollato i loro dati, e le loro teorie hanno subito l’attacco del mondo scientifico che ha tentato di falsificarle. Non è stato possibile trovare incrinature nel loro impianto teorico. La conseguenza è che esse sono state accettate. Ma solo fino a prova contraria. Se c’è qualcuno che pensa che le teorie di Galilei ed Einstein siano verità assolute, farebbe meglio a ricredersi. Non è così. E non è così per tutte le teorie scientifiche che oggi studiamo sui libri. Sono sicuro che in qualche laboratorio in giro per il mondo c’è qualcuno che sta tentando di falsificare – in senso popperiano – uno qualsiasi dei modelli attualmente accettati nella letteratura scientifica. Tuttavia, i tentativi di falsificazione sono condotti non sulla base di teorie astruse venute in mente durante notti di plenilunio dopo aver mangiato pesante ed ecceduto in libagioni, bensì sulla base di disegni sperimentali sempre più innovativi che servono per comprendere fino a dove ci possiamo spingere con le teorie al momento accreditate.

Sui somari

Il Prof. Burioni va oltre le spiegazioni appena riassunte. Egli, infatti, da ottimo docente quale è, definisce il termine “somaro” che è attualmente desueto, ma era molto di moda quando persone della mia età, che grosso modo è la stessa di Burioni, andavano alle elementari. Un “somaro” nella accezione dell’autore – che poi è l’accezione di quando eravamo piccoli noi – è colui che, pur non avendo studiato, pensa di poter dare un contributo ad argomenti di cui non conosce nulla, alla pari di chi di quegli argomenti ha fatto non solo il proprio oggetto di studi, ma anche la propria ragione di vita.
Alla luce di quanto scritto, tutti siamo dei somari. Prendendo spunto da quanto scrive il Prof. Burioni, io chimico sono un somaro se pretendo di discutere alla pari col mio elettricista, col mio meccanico o finanche con un altro chimico che si occupi di un settore completamente differente dal mio. Ma questo è chiaro. Ho passato la mia vita a studiare chimica; certo ho studiato anche la fisica ed, in particolare, l’elettromagnetismo per cui so cos’è una corrente alternata ed una corrente continua, ma da qui a poter mettere le mani sull’impianto elettrico di casa mia ce ne passa: ho bisogno di un elettricista esperto che sappia cosa fare. Potreste dirmi: ma se hai studiato chimica, come mai non puoi confrontarti con un chimico che lavora in un campo che non è il tuo? Appunto! Io passo la mia vita a studiare la dinamica molecolare dell’acqua e dei nutrienti nei vari comparti ambientali; come potrei anche solo pensare di discutere alla pari con un chimico che si occupa di dinamica di nutrienti nel corpo umano? Come potrei discutere alla pari con un chimico che si occupa di chimica computazionale o di chimica di sintesi? Solo chi non conosce le varie sfumature dei vari rami della chimica può pensare che un chimico abbia familiarità con lo scibile chimico. Se mi addentrassi con le mie conoscenze attuali in una discussione con un esperto sulla chimica computazionale, verrei riconosciuto subito per quello che sono in quell’ambito: un somaro. Ma non ho motivo di offendermi. Sono consapevole di non conoscere tutto, per cui cerco di discutere alla pari solo con chi ha la mia stessa formazione. In tutti gli altri casi o ascolto ed imparo oppure sono io che do lezioni. Certo sono in grado di seguire una discussione in un qualunque ambito chimico, ma non sono in grado di dare un contributo significativo se non nel mio ristretto ambito professionale.
Sulla base di quanto ho finora scritto, non capisco perché apostrofare gli antivaccinisti col termine “asini” abbia scatenato in rete tutta una serie di invettive da parte di chi, volendo applicare le modalità del pensiero debole, ritiene che l’approccio di Burioni non serva per convincere le persone. Qui non si tratta di convincere nessuno. Qui si tratta di dire le cose come stanno: la mamma informata che non vaccina i figli perché ritiene che gli adiuvanti siano tossici o che il sistema immunitario degli infanti sia perfetto o che l’igiene protegga dai virus, altro non é che una somara perché rientra nella tipologia di persone che non solo parla di cose che non sa, pretendendo di dare consigli come se fosse un medico, ma nemmeno si informa correttamente perché cerca solo le informazioni che avallano le sue personalissime opinioni.

Sugli stupidi

Ed ora vengo al punto. Quanto riportato dal Prof. Burioni non è cosa nuova nel panorama culturale italiano. Molto prima di lui, uno storico Italiano, specializzato in storia economica, definisce con il termine “stupido” quello  che è il “somaro” di Burioni. Si tratta di Carlo M. Cipolla la cui biografia si può leggere qui. In realtà, lo “stupido” del Prof. Cipolla ha una accezione più ampia del “somaro” di Burioni. Infatti, mentre il “somaro” è colui che non ha studiato ma, soggetto all’ effetto Dunning-Kruger, ritiene di sapere tutto di un qualsiasi ramo dello scibile umano intervenendo così a sproposito in ogni discussione, lo “stupido” è colui che ha un comportamento grazie al quale arreca un danno sia a se stesso che alla società di cui fa parte.

Ma andiamo con ordine.

Nel suo “Le leggi fondamentali della stupidità umana”, Carlo Cipolla descrive quattro tipologie umane che, in modo analitico, egli dispone nei quattro quadranti di un sistema di assi cartesiani (Figura 1).

Figura 1. Distribuzione delle varie tipologie umane. L’asse x riporta il vantaggio crescente (da sinistra a destra) per il singolo soggetto, mentre l’asse y mostra il vantaggio crescente (dal basso verso l’alto) per un insieme di persone o la società (Fonte)

La disposizione delle quattro tipologie umane segue un andamento ben preciso in funzione del vantaggio crescente che l’individuo dà a se stesso ed alla comunità di individui a cui appartiene. In questo modo, è possibile distinguere individui intelligenti che, col loro comportamento, riescono ad ottenere vantaggi per se stessi e per gli altri (quadrante I del sistema di assi cartesiani in Figura 1); se, invece, gli individui ottengono solo vantaggi per se stessi, ma non per la società, allora si identificano come banditi (quadrante II del sistema di assi cartesiani in Figura 1); quando gli individui oltre ad essere dannosi per se stessi fanno anche danno alla società, vengono catalogati come stupidi (quadrante III del sistema di assi cartesiani in Figura 1); quando un individuo arreca danno a se stesso, ma nel contenpo un vantaggio alla società, può essere catalogato come uno sprovveduto (quadrante IV del sistema di assi cartesiani in Figura 1). Oggi lo sprovveduto verrebbe identificato col termine “sfigato”; ma come si diceva una volta “o tempora, o mores”. Cipolla ha pubblicato le sue leggi fondamentali all’inizio degli anni ’70 del ventesimo secolo, quando ancora non era in uso il termine “sfigato”.

Non esiste un modo oggettivo per poter catalogare ognuno di noi in uno qualsiasi dei quattro quadranti considerati in Figura 1. Lo si può fare solo caso per caso andando a valutare le conseguenze delle nostre azioni su noi stessi e sulla società. Come regola generale possiamo dire che gli intelligenti tendono ad agire in modo tale da non apportare danni a nessuno. Può, tuttavia, capitare che in un determinato momento della propria esistenza, una persona intelligente possa commettere degli errori così da diventare o uno sprovveduto o un bandito. La probabilità che una persona intelligente  ha di essere catalogata tra gli stupidi in un qualsiasi momento della propria vita è piuttosto bassa, se non addirittura nulla. Infatti, riprendendo l’attenta analisi del Prof. Cipolla si può dire che “la grande maggioranza delle persone stupide sono fondamentalmente e fermamente stupide — in altre parole essi insistono con perseveranza nel causare danni o perdite ad altre persone senza ottenere alcun guadagno per sé, sia esso positivo o negativo. Ci sono tuttavia persone che, con le loro inverosimili azioni, non solo causano danni ad altre persone, ma anche a se stesse. Queste sono un genere di super-stupidi che, in base al nostro sistema di computo, appariranno in qualche punto dell’area S alla sinistra dell’asse delle Y (si tratta del quadrante III di Figura 1, NdA)”.

I somari, Gli stupidi e la scienza

Perché ho fatto questa lunga premessa citando sia il libro del Prof- Burioni che l’opera del Prof. Cipolla? Semplicemente perché, sebbene il primo si riferisca ai somari nel contesto scientifico ed il secondo agli stupidi in un contesto economico (il Prof. Cipolla, ricordo, era uno storico dell’economia), non riesco a non catalogare tra gli stupidi tutti quelli che il Prof. Burioni cataloga tra i somari; sono quelli che si professano anti-vaccinisti o seguaci dell’omeopatia; allo stesso modo non riesco a non catalogare tra i banditi tutti coloro che propagandano il credo antivaccinista e quello omeopatico.

Provo a spiegarmi meglio.

Quante volte abbiamo letto che qualcuno è morto per gli effetti di una malattia che avrebbe potuto evitare attraverso la vaccinazione? Quante volte abbiamo letto di morti causate dalla cattiva pratica medica che ha impedito l’uso di cure efficaci per applicare l’omeopatia? Vogliamo parlare del bimbo morto per le conseguenze di un’otite curata con l’omeopatia (qui)? Vogliamo discutere delle vittime della difterite (qui) o di quelle del morbillo (qui)?

Quando dei genitori decidono di non vaccinare il proprio figlio sulla base di paure infondate nonostante tutte le rassicurazioni dei medici, fanno un danno a se stessi (perché la possibile perdita di un figlio è certamente un danno per se stessi), un danno al proprio figlio (che da adulto non vaccinato potrà essere soggetto a malattie mortali come è capitato recentemente in Sicilia, qui) ed un danno alla società (perché consentono la riduzione dell’immunità di gregge, qui, con il conseguente ritorno di malattie oggi ritenute impropriamente scomparse o poco importanti). In altre parole, l’atteggiamento no-vaxx o quello di chi segue le medicine alternative è un atteggiamento che nel linguaggio moderno potrebbe venir catalogato come atteggiamento lose-lose-lose, ovvero tutti ci perdono: dai genitori, ai figli, alla società. Non è detto che i genitori che rifiutano le vaccinazioni o utilizzano medicina alternativa per i propri cari siano somari nell’accezione usata dal Prof. Burioni. Se un somaro è colui che non conosce la materia di cui parla, non può essere il caso di quei genitori che hanno perso il figlio come riportato nella notizia a questo link. Non può essere considerato somaro neanche l’operatore sanitario che, seguendo la filosofia antivaccinista, non somministra i vaccini procurando un danno sia a se stesso che agli altri (la notizia è qui). In questi casi specifici va applicata la teoria della stupidità elaborata dal Prof. Cipolla, con la conclusione che ognuno di noi può trarre autonomamente.

E i banditi?

Alla luce della definizione data in modo analitico dal prof. Cipolla, i banditi sono quelli che per procurare un vantaggio per se stessi, fanno un danno agli altri. Esempi di banditi secondo questa accezione? Indubbiamente Wakefield che, per procurare a se stesso dei guadagni, ha fatto grossi danni alla società dal momento che, grazie a lui, oggi spopola la falsa correlazione vaccini-autismo alla base del movimento antivaccinale. La storia di Wakefield è qui. In generale, tutti coloro che hanno tanto da guadagnare dalla pseudo scienza (per esempio con la vendita di libri, con le comparsate ai convegni, con fondi di qualsiasi tipo) e dall’aumento del numero di seguaci, sono da considerarsi banditi.

Conclusioni

Cosa ho voluto evidenziare con questo articolo neanche tanto breve? Che i personaggi che si muovono nell’ambito della pseudo scienza non sempre possono essere catalogati come somari. Io li distinguo in due tipologie: stupidi e banditi. I primi sono quelli che, anche se in buona fede, perserverano nelle loro false convinzioni provocando danni a se stessi, alle loro famiglie ed alla società che li circonda;  vanno tenuti sotto controllo in modo tale da difendere sia la società che loro stessi dal loro comportamento. I secondi sono quelli che, pur avendo gli strumenti adatti per poter discriminare verità scientifiche da falsi miti, non lo fanno o scientemente – ed allora sono banditi intelligenti che vanno perseguiti per evitare danni alla società – o inconsapevolmente – ed allora sono banditi stupidi da perseguire come i primi perché oltre alla società fanno danni anche a se stessi.

Per approfondire

La stupidità: http://www.aepsi.it/Stupidita_2.pdf

Le leggi fondamentali della stupidità umana

Fonte dell’immagine di copertina

http://funnystack.com/category/funny-donkey/page/9/

Antivaccinisti ed immunità di gregge

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Antivaccinisti

Molte volte si sente dire da parte degli antivaccinisti: “ma se una persona è vaccinata contro una patologia, perché dovrebbe temere i non vaccinati? Questi non possono trasmettere la patologia ai vaccinati”.

Sembra intuitivo, vero? Ma quante volte ho dovuto evidenziare che la scienza è contro intuitiva?

Sebbene quanto affermato dagli antivaccinisti sembri logico, in realtà denota solo una scarsa conoscenza della biochimica di base.

Batteri e virus sono in grado di moltiplicarsi molto velocemente, più velocemente di quanto facciano gli esseri umani ed in numero nettamente superiore a noi.

Durante le fasi della crescita batterica o della replicazione dei virus, tra i miliardi di batteri e virus che si producono, se ne otterrà sempre un piccolo numero che ha subito delle mutazioni genetiche.

Queste ultime sono tali da non consentire la “sopravvivenza” di questo sparuto numero di mutanti nelle condizioni ambientali in cui essi si trovano. Tuttavia, se le condizioni cambiano, saranno proprio questi pochi mutanti a sopravvivere e a produrre la popolazione in grado di resistere alle mutate condizioni ambientali.

Ognuno di noi è portatore di batteri e virus. Il nostro organismo è un vero e proprio laboratorio chimico in cui questi minuscoli “esserini” prosperano e si moltiplicano.

Il compito dei vaccini è quello di permettere al nostro organismo di sviluppare delle squadre di sorveglianza in grado di riconoscere tra i miliardi di esserini anzidetti quelli che possono portare a delle patologie serie. Una volta individuati i “cattivi”, le squadre di sorveglianza (ovvero i carabinieri all’interno del nostro organismo) procedono all’isolamento ed alla neutralizzazione di questi portatori di patologie.

In altre parole quando ci vacciniamo è come se dotassimo le squadre di carabinieri che controllano lo stato di salute del nostro corpo delle foto segnaletiche dei “cattivi”.

Quando i “cattivi” penetrano dentro di noi, vengono individuati  dai carabinieri grazie alle foto segnaletiche  che abbiamo fornito tramite i vaccini. I carabinieri, quindi, si muovono e  provvedono all’isolamento ed alla neutralizzazione dei “cattivi”.

Se il numero di persone non vaccinate è molto alto, diciamo per comodità al di sotto del 95% che è un numero che in questi giorni abbiamo spesso letto, accade che anche i vaccinati rischiano di essere preda delle patologie dei non vaccinati.

Perché?

Ricordate che ognuno di noi contiene miliardi di esserini? Ebbene più aumenta il numero di individui non vaccinati, più il numero di esserini portatori di patologie aumenta. Più questo numero aumenta più aumenta la possibilità che si sviluppino esserini cattivi mutati. Questi cattivi mutati non corrispondono più alle foto segnaletiche che abbiamo inviato ai carabinieri che controllano lo stato di salute del nostro corpo. La conseguenza è che quando i cattivi mutati penetrano nell’organismo vaccinato, non vengono riconosciuti come “cattivi” e fanno danni.

Capito ora perché è importante portare la percentuale di vaccinati al di sopra di certe soglie? In questo modo impediamo che avvengano le trasformazioni che consentono a batteri e virus cattivi di “mimetizzarsi” e di non essere riconosciuti come tali dal nostro sistema immunitario che è stato “abituato” a riconoscerli senza la maschera dovuta alla mimetizzazione.

Gli antivaccinisti hanno torto. Non è vero che chi è vaccinato non deve preoccuparsi dei non vaccinati. Se il numero dei non vaccinati è molto alto, anche i vaccinati possono cadere preda delle patologie per cui sono state effettuate le vaccinazioni. Infatti virus e batteri mutati, grazie all’elevata percentuale di non vaccinati, non sono più riconoscibili dal sistema immunitario dei vaccinati.

Note, commenti e riferimenti 

  1. Tutto quanto illustrato spiega perché, per esempio, ogni anno bisogna rifare il vaccino anti-influenzale. Pur essendo il virus dell’influenza sempre lo stesso, ogni anno si ripresenta con una “maschera” diversa. Il nostro sistema immunitario, che l’anno precedente era stato abituato a riconoscere una certa “maschera”, non è in grado di riconoscere la nuova “maschera”. La conseguenza è che ogni anno dobbiamo inviare al nostro sistema immunitario le foto segnaletiche relative al nuovo aspetto che il virus dell’influenza ha assunto rispetto all’anno precedente.
  2. La velocità con cui i batteri si moltiplicano e subiscono mutazioni rende conto del motivo per cui abbiamo bisogno di nuovi e più efficaci antibiotici ogni anno che passa. Infatti grazie alla loro rapida crescita, la probabilità che mutazioni casuali producano batteri resistenti agli antibiotici che usiamo è molto alta. La conseguenza è che gli antibiotici attualmente in uso diventano sempre meno utili.
  3. Batteri e virus non fanno altro che attuare le normali strategie per la sopravvivenza contro cui noi dobbiamo opporci con gli strumenti che abbiamo, ovvero le vaccinazioni e formulati farmaceutici sempre più nuovi ed efficaci.
  4. Per approfondire: R. Burioni, Il vaccino non è un’opinione; A. Grignolio, Chi ha paura dei vaccini

Fonte dell’immagine di copertinahttp://www.genitoripiu.it/news/allerta-vaccinazioni-dallistituto-superiore-di-sanita

Sull’antivaccinismo dilagante

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Antivaccinismo

Premessa

Dunque, vediamo. C’è un’associazione di consumatori, il Codacons, che nasce per dar voce “al singolo consumatore” (è scritto nel sito web del Codacons). Dar “voce al singolo consumatore”, qualunque cosa voglia dire, probabilmente significa far parlare il consumatore quando si sente truffato, imbrogliato, derubato così da poter ristabilire il giusto “equilibrio” tra chi vende e chi compra. E va più che bene. Se un venditore mi vende merce avariata, non funzionante o non all’altezza delle aspettative, io consumatore ho il diritto di recedere dall’acquisto e di pretendere la restituzione di quanto speso. Ci sono leggi al riguardo. Un’associazione di consumatori dovrebbe fornire tutti i mezzi per poter capire quali sono i miei diritti di consumatore e quali i miei doveri. Perché è anche vero che io ho il diritto di pretendere la qualità (in senso positivo) di ciò che acquisto, ma è anche vero che non posso (non ho il diritto) danneggiare il venditore se, dopo essere stato informato, procedo all’acquisto (incauto acquisto). Ma non è solo questo. Un’associazione di consumatori dovrebbe anche fornire gli strumenti per la difesa dei diritti personali o di categorie di persone che hanno subito ingiustizie da parte di grandi operatori.

D’altra parte esiste un mondo, quello scientifico, che è abituato a fornire informazioni alla luce di quanto noto. In campo medico significa raccogliere tutte le informazioni possibili in merito a certe pratiche, analizzarle fin nei minimi particolari e trarre conclusioni.

I vaccini

In campo scientifico è più che nota l’utilità dei vaccini. E’ stata svelata la truffa, basata su un conflitto di interessi, da parte di Wakefield che, qualche anno fa, pubblicò uno studio, poi ritirato dalla letteratura per i motivi anzidetti (truffa a seguito di conflitto di interessi).

Bisogna aggiungere che lo studio di Wakefield, ritirato, fu seguito, per opportuna riproducibilità, da un’altra serie di studi che non ne hanno mai potuto riprodurre i risultati. In altre parole, il mondo scientifico non se ne è stato con le mani in mano. Si è dato da fare. Quando la riproducibilità non è stata ottenuta, si sono fatte le pulci al lavoro ed è venuta fuori la truffa dovuta al conflitto di interessi. Insomma, è stata svelata la non-eticità di Wakefield che, per questo, è stato anche radiato dall’ordine dei medici. Infine, ogni mese vengono pubblicati lavori che attestano della sicurezza dei vaccini. Basta visitare la pagina facebook del Dr. Burioni e di Ulricke Schmidleithner o anche quella di IoVaccino.

Democrazia scientifica

Accade ora che in Italia ci siano “forze” che agiscono al di fuori del mondo scientifico, l’unico ad aver titolo a poter parlare di scienza con cognizione di causa, che spingono per una pari dignità tra chi è contro i vaccini in modo insensato e chi, invece, li consiglia perché, conoscendone il funzionamento, sa perfettamente che questi farmaci sono importantissimi per la prevenzione e la lotta a patologie invalidanti se non mortali.

Sono state bloccate più volte le proiezioni di un film (Vaxxed) che narra la storia di Wakefield facendone un martire: il Davide della medicina che aiuta la gente contro il Golia della medicina che, invece, vuol fare del male. Ma non è così. La storia di Wakefield non è quella di Davide e la medicina, quella seria, non è un Golia malefico. Certo, oggi, con le attività che sono economy-driven (ovvero modulate solo dal guadagno facile sia in termini economici che in termini di produttività), il medico ha perso in parte quella funzione di supporto psicologico che avevano un tempo i cosiddetti medici di famiglia. Dal medico tuttologo di 50 anni fa, si è passati al medico specializzato che sa benissimo e molto meglio rispetto al tuttologo quello che fa. Il modo con cui può comunicare col paziente può essere cambiato, ma questo non è un problema generale, bensì personale. Ci sono medici che hanno empatia e riescono a rassicurare il paziente; ci sono medici che, pur professionalmente molto qualificati, mostrano meno empatia ed il paziente si sente maltrattato. Ma non è così, come tutti quelli che hanno avuto a che fare con persone serie sanno benissimo.

Una delle forze esterne al mondo scientifico che sembrano agire in controtendenza a quella che è la ricerca scientifica è il Codacons.

E’ recente la notizia che un giovane di Treviglio, in provincia di Bergamo, si sia opposto alla proiezione del film “Vaxxed” su menzionato.

E quale è stata la reazione del Codacons? Sì proprio l’associazione nata per la tutela dei consumatori. Beh…la leggete a questo link.

Riporto uno stralcio di quanto scritto nel link:

 “Lo studente d Treviglio che con le sue proteste ha bloccato la proiezione al cinema del film “Vaxxed” è troppo giovane per conoscere la storia dei vaccini in Italia, ma se si fosse documentato sul web come fanno molti ragazzi della sua età avrebbe scoperto alcune analogie tra quanto contenuto nella pellicola e la storia recente dei vaccini in Italia”.

“Conoscenza matura”

Quindi, il Dr. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, ritiene che l’età di una persona sia vincolante per la conoscenza. Senza sapere come questo studente abbia approfondito le sue conoscenze in merito ai vaccini, ritiene che la sua giovane età non gli consenta di esprimere un giudizio di merito. Giudizio che peraltro non è personale, ma è avallato dal mondo scientifico. Tra l’altro il Dr Rienzi attribuisce al web una valenza che non ha perché è pur vero che le notizie si possono cercare in rete, ma è altrettanto vero che nella giungla del web bisogna anche essere capaci di distinguere tra notizie false, verosimili e vere. Non tutto quello che è scritto in rete ha validità scientifica e di certo non l’hanno i siti che sono di carattere anti-vaccinista.

Come si può fare a distinguere tra vero, verosimile e falso?

O si studia oppure ci si affida a chi ne sa di più. Chi ne può sapere di più in campo vaccinale? Ci sono tanti blog e pagine internet gestite da specialisti che NON esprimono opinioni personali, ma divulgano quanto c’è di noto nel mondo scientifico (alcuni esempi sono stati fatti prima).

Ciò che è noto è che tutte le posizioni antivacciniste sono senza senso e denotano solo profonda ignoranza in campo scientifico.

Cosa accade al Codacons? Qui non posso che dare una mia personale opinione alla luce di quanto leggo in rete. Chi dice “non sono antivaccinista, ma…” in realtà denota una vena antivaccinista che si fonda su informazioni pseudoscientifiche, false e certamente incomplete

 

Fonte dell’immagine di copertinahttp://www.butac.it/antivaccinismo-riflessioni/

 

Critica alle critiche. Un errore comune nel processo di debunk

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Il processo di debunk è estremamente importante in questa epoca famosa per la post-truth. Tutti possono scrivere in rete e tanti si inventano notizie per acchiappare click e guadagnare con la pubblicità. Molti sono, però, in cerca di notorietà per soddisfare il proprio egocentrismo. Tra questi anche molti studiosi che utilizzano questa notorietà per reperire fondi per portare avanti ricerche piuttosto improbabili. Ed ecco che così nascono e si diffondono movimenti a favore dell’omeopatia (che altro non è che un approccio magico alla risoluzione di problem di salute) e movimenti antivaccinisti (che, utilizzando paure ataviche ed ingiustificate, non fanno altro che aprire la strada a patologie che solo apparentemente sembrano innocue o debellate).

Ben vengano allora blogger, youtuber ed altri personaggi che dal mondo scientifico si immettono nella divulgazione per contrastare in modo corretto, con informazioni di prima mano, l’onda antiscientifica. Leggo sempre con piacere la competenza con cui i debunker (nome corretto di chi lotta contro I movimenti antiscientifici) affrontano i “fuffari” in rete.

Nei giorni passati ho letto con enorme interesse un articolo scritto dal Dr. Salvo Di Grazia conosciuto in rete come MedBunker. È a questo link.

Nel suo lavoro, MedBunker affronta con competenza e cognizione di causa i problemi legati all’intervista rilasciata dalla Dr.ssa Gatti nel servizio della trasmissione Report in merito ai vaccini.

MedBunker ci fa capire come le affermazioni fatte dalla Dott.ssa Gatti in merito alle nanoparticelle nei vaccini siano infondate. Lo fa in modo molto semplice.

Tanto per capire di cosa si parla, le nanoparticelle sono sistemi solidi dispersi in un mezzo qualsiasi e si distinguono, solo ed esclusivamente, per le loro dimensioni. Il suffisso “nano”, infatti, significa 10-9, ovvero 1/1000000000. Anteporre il suffisso “nano” alla parola “particella” significa solo dire che si stanno prendendo in considerazione sistemi solidi le cui dimensioni ricadono nell’ordine del miliardesimo di metro. In altre parole, le nanoparticelle possono essere di ogni tipo. Esistono nanoparticelle di origine organica, come nanoparticelle di origine inorganica.

Quando insegno la chimica del suolo, evidenzio che sistemi chimici che hanno le dimensioni anzidette e che sono disperse nella fase acquosa dei suoli, costituiscono quelli che vengono indicati come “colloidi del suolo”. I minerali argillosi e la sostanza organica naturale sono i due tipici esempi di “nanoparticelle” (i primi di origine inorganica, la seconda di origine organica) presenti in natura.

MedBunker ha ragione. Le nanoparticelle sono ovunque. Sono tossiche? Dobbiamo averne paura? Certamente no. La tossicità di un sistema chimico (qualunque sia la sua dimensione) dipende da tanti fattori tra cui, non ultimo e molto importante, la concentrazione. È la dose che fa il veleno come ci ha insegnato Paracelso. Tuttavia non voglio scrivere un trattato di tossicologia chimica.

In questa sede voglio centrare la mia attenzione su quello che io reputo un errore sempre più frequente nei processi di debunk e che potrebbe, a mio avviso, spuntare le armi che abbiamo a disposizione per contrastare il proliferare di sciocchezze on-line. Prendo ad esempio MedBunker solo perché è l’ultimo degli articoli in cui ho notato questo errore. Non me ne voglia Salvo Di Grazia se uso il suo lavoro per scrivere questa nota. La stessa tipologia di errore l’ho trovata ovunque, anche nelle discussioni interminabili nei vari siti di debunk che gestisco in rete.

MedBunker, dopo aver smontato le argomentazioni della Dottoressa Gatti in merito alle nanoparticelle nei vaccini, scrive:

Il suo microscopio ha trovato migliaia di nanoparticelle in flaconi di vaccino. Prima lo ha fatto sapere tramite internet e poi con un libro, edito da Macrolibrarsi, casa editrice specializzata in libri sui misteri, sugli UFO e sui poteri paranormali. Ma in effetti non era sufficiente e tutti le chiedevano a gran voce di pubblicare (come dovrebbe fare qualsiasi scienziato) in una rivista scientifica, non ci pensa due volte ed in effetti lo faPeccato che la rivista scientifica che ha scelto è praticamente sconosciuta, non ha nemmeno un “impact factor” (fattore d’impatto, misura l’importanza di una rivista scientifica) ed il suo editore, Medcrave, è noto per essere un “predatory journal“, cioè un editore che accetta qualsiasi cosa, dallo studio vero a quello falso o stupido, dietro pagamento, protagonista persino di un editoriale del BMJ sulle mail indesiderate, lo spam, che arriva ai ricercatori con la richiesta di pubblicare qualcosa“.

Era proprio necessario invocare i “predatory journals”? Era proprio necessario evidenziare che il giornale scelto dalla Dottoressa Gatti è privo di impact factor?

Come probabilmente è noto, sono nel mondo scientifico da quasi una trentina di anni. In tutti questi anni ho operato come peer reviewer (ovvero revisore scientifico) per tantissime riviste. Da Nature a Ciencia Rural, la prima con impact factor altissimo, la seconda con impact factor molto basso, ma egualmente dignitosa e piena di lavori estremamente interessanti. Ho operato come revisore scientifico per riviste appena nate prive, per questo motivo, di impact factor e per riviste che nel tempo non hanno mai avuto un impact factor. Ebbene sì, per essere indicizzati ed avere un IF bisogna affidarsi alla Thomson Reuters, agenzia privata, oggi proprietà della Clarivate Analytics,  che chiede un “obolo” che non tutti sono in grado di/o vogliono pagare. In alternativa indicizzazioni gratis si possono ottenere mediante altre agenzie come Google Scholar, Scopus, ResearchGate ed oltre. Spuntano agenzie di rating bibliografico ogni momento. Non è detto che una rivista indicizzata con Google Scholar, Scopus o altro, sia indicizzata anche dalla Thomson Reuters. Ed in ogni caso, quale indice è quello più qualificato? Chi decide quale parametro bibliometrico è migliore? In ambito accademico e per il mio settore disciplinare, per esempio, si è deciso arbitrariamente che Thomson Reuters e Scopus debbano essere le uniche agenzie da considerare per il superamento dell’abilitazione scientifica nazionale. Altri settori possono decidere altrimenti. Molti colleghi decidono arbitrariamente che il loro indice di Hirsch (o h-index, un parametro quantitativo che misura l’impatto che il singolo scienziato ha sulla sua comunità di riferimento) debba essere quello di Google Scholar perché questo motore è in grado di indicizzare molto di più rispetto ai motori precedentemente citati. Io stesso per esempio ho un h-index che varia in funzione del motore di ricerca presso cui i miei lavori sono indicizzati. Un motore di ricerca che indicizza un numero di lavori inferiore ad un altro, produrrà un h-index inferiore perché, gioco forza, non può prendere in considerazione le citazioni dei lavori che non è in grado di indicizzare. Non si possono mettere nel computo “oggetti” che, di fatto, per quel motore non esistono.

Lo stesso dicasi per quanto riguarda l’impact factor delle riviste di cui ha parlato MedBunker nel sua articolo. Ci sono riviste indicizzate un po’ ovunque e non sempre l’IF elaborato dai diversi database coincide.

È vero. Ci sono riviste “predatorie” che pubblicherebbero di tutto pur di battere cassa. Ma è altrettanto vero che il giudizio che un peer reviewer elabora su uno specifico articolo è indipendente da tutti i parametri quantitativi precedentemente citati. Ogni reviewer (revisore) valuta il merito del lavoro che è chiamato a giudicare. Non si possono certo replicare in laboratorio gli esperimenti di cui si legge in un lavoro (è impossibile e un revisore avrebbe bisogno di fondi e personale in gran quantità pe replicare gli esperimenti di altri). Si valuta la congruenza tra il disegno sperimentale, i dati ottenuti e le conclusioni elaborate. Se c’è congruenza, il lavoro passa e viene pubblicato. Se non c’è congruenza, il lavoro viene rifiutato o accettato con major/minor revisions, ovvero si chiede all’autore (autori) di rivedere il lavoro e la procedura sperimentale perché sono state notate delle fallacie.

In modo oggettivo MedBunker evidenzia che il lavoro della Dr.ssa Gatti è stato preso in considerazione nel merito da qualcun altro. Ed è ciò che, secondo me, deve essere l’unica cosa da prendere in considerazione: tutto il resto non conta. Che la casa editrice sia “predatoria”, che la rivista non sia “impattata” non sono argomentazioni da prendere in considerazione. Ciò che va evidenziato è l’incongruenza del disegno sperimentale rispetto ai dati prodotti ed alle conclusioni raggiunte. Nient’altro. Il lavoro è stato pubblicato. È stato oggetto di revisione? Sì. Allora bene. La revisione non è stata assegnata a “giudici” esperti. Questo deve essere segnalato alla rivista che prenderà, poi, le opportune decisioni. È così che, a mio avviso, si cresce. Non puntando il dito contro il contenitore per evidenziare le mancanze del contenuto.

In merito alle riviste predatorie ed al perché su di esse molti autori Italiani inviino i loro prodotti, nonché i limiti dei database che indicizzano le riviste predatorie, si trova qualcosa a questo link o a quest’altro.

Fonte dell’immagine di copertina: http://www.metropolitanrisk.com/about-us/our-blog/7-common-commercial-insurance-myths

Le vaccinazioni

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Le vaccinazioni

In questa sede faccio divulgazione scientifica. Mi diverto nella divulgazione delle notizie che più mi incuriosiscono o mi appassionano, sperando che la stessa curiosità e passione coinvolgano i lettori che accedono a questa pagina. Devo notare, con enorme dispiacere, che aumenta di giorno in giorno il numero di persone che, in nome di uno scetticismo mal riposto, si oppongono alle vaccinazioni.

Oggi sembra andare di moda lo scetticismo. Mi sento di dire che la parola “scetticismo” sembra entrata preponderantemente nel vocabolario di tante persone che si reputano intelligenti e soprattutto amano fare i radical chic. Nel caso dei vaccini lo scetticismo consiste nel ritenere che questi siano inutili perché si pensa che le malattie contro le quali essi ci difendono siano state debellate. Ed, invece, notizie recenti evidenziano come non solo esse non siano state debellate, ma ritornano in auge nel momento in cui la copertura vaccinale non assicura più la cosiddetta immunità di gregge [1, 2, 3].

Bisogna evidenziare che ognuno è libero di agire come vuole. Questo concetto di libertà, tuttavia, non è estensibile in maniera indefinita perché la libertà di ognuno finisce laddove comincia la libertà degli altri. Nel caso specifico dei vaccini, il non vaccinare (alla luce di un presunto diritto a salvaguardare la salute individuale dal pericolo vaccini assolutamente non documentato) espone individui, che per diversi motivi non possono essere vaccinati [4], a patologie da cui ci si potrebbe difendere solo attraverso l’immunità di gregge [3]. Ben vengano, quindi, le norme che impongono la vaccinazione obbligatoria in età prescolare per poter ammettere i bambini alla frequenza scolastica [5].

Non sono un medico, pur occupandomi di scienza. Per questo motivo, rimando a pagine pubbliche gestite da persone più preparate di me per comprendere l’utilità dei vaccini:

Qui la pagina del Dr. Roberto Burioni:
https://www.facebook.com/robertoburioniMD/?fref=ts

Qui la pagina Vaccinarsi di Ulrike Schmidleithner: https://www.facebook.com/VaccinarSI.Vaccinfo/?fref=ts

Qui il blog di Ulrike Schmidleithner: http://vaccinarsi.blogspot.it/

Riferimenti
[1] http://www.lastampa.it/…/allarme-per-il-ritorno…/pagina.html
[2] http://bologna.repubblica.it/…/bimba_di_un_mese_muore_di_p…/
[3] http://vaccinarsi.blogspot.it/…/limmunita-di-gregge-esiste-…
[4] http://www.salute.gov.it/…/c_17_opuscoliposter_133_allegato…
[5] http://www.truenumbers.it/bambini-non-vaccinati/

Opinioni e vaccini: fatti e misfatti

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In merito a opinioni e vaccini, qualche giorno fa ho pubblicato un post in cui chiedevo agli utenti che non possono partecipare al seminario sui vaccini del Dr Di Girolamo di postare le eventuali domande e curiosità su questa mia pagina pubblica in modo da consentirmi di fare la loro voce e porre le domande in coda al seminario stesso [1].

Prontamente è arrivata una domanda, non sulla mia pagina, ma in uno dei gruppi che gestisco in cui, a corredo della foto che sto usando per questo post, si chiedeva: “Per esempio, chiedi come la pensa su questa autorevole ricerca. Io stesso, come referee, ne ho visto di peggio” [2].

In realtà, lì per lì, sono rimasto un poco sorpreso. Ho dato, quindi, una risposta temporeggiatrice, riservandomi il tempo di cercare l’autorevole ricerca di cui si accenna nella domanda.

L’autorevole ricerca è citata in un opuscoletto edito dal Gruppo Editoriale l’Espresso [3] in cui l’autore si propone come obiettivo di mettere a nudo le storture legate alla cattiva informazione ed alla manipolazione dei “big data” che fanno tutte le riviste ed i giornali. In particolare, vengono evidenziate le discrepanze tra le sentenze emanate dai giudici in processi civili e/o penali nei diversi gradi di giudizio. Una sentenza favorevole ad un attore del procedimento si trasforma, nel secondo grado, in una sentenza ad esso sfavorevole. Questo implica che, nella babele di gradi di giudizio, il cittadino comune non sappia come muoversi e che idee farsi.

L’autore del predetto opuscoletto, inoltre, attraverso la citazione, a mio avviso capziosa, dei risultati riportati in un articolo di Journal of American Medical Association (JAMA) intende affermare che la babele di opinioni che sembra contraddistinguere il mondo legislativo è identica a quella presente nel mondo scientifico dove la stragrande maggioranza delle ricerche, soprattutto in campo medico, appare fatta male, falsa e priva di ogni tipo di rigore (v. foto a corredo di questo post). Questa situazione, spinta ai suoi limiti, giustificherebbe l’insorgere di movimenti anti-vaccinnisti e pro-omeopatia.

Senza addentrarmi in giudizi sul mondo legislativo che non conosco e su cui potrei commettere facilmente degli errori, mi soffermo solo sull’errore metodologico implicito in quanto scritto in merito alla validità delle ricerche scientifiche nell’opuscoletto riportato nel riferimento [3].

In realtà più volte io stesso ho scritto di frodi scientifiche fatte per i motivi più vari. Al riferimento [4] si trova l’ultimo mio post sull’argomento. All’interno del testo ci sono anche i riferimenti a miei interventi più vecchi sempre in merito a frodi scientifiche,

Allora cosa c’è di nuovo? Nulla. Quanto riportato in JAMA (sebbene l’opuscoletto voglia essere dettagliato, fallisce in questo scopo perché non riporta a quale articolo di JAMA ed a quale numero della rivista si faccia riferimento) non è altro che qualcosa di risaputo. Non posso conoscere quanto è veramente riportato in JAMA sia perché, come già evidenziato, non ci sono riferimenti nell’opuscoletto, sia perché l’unico articolo che sembra attinente e che sono riuscito a trovare è del 2015 [5]. L’opuscoletto di cui in [3] è del 2014. Evidentemente, l’autore dell’opuscolo si riferisce a qualcosa antecedente al 2014.

In ogni caso, anche ammesso che le percentuali riportate in JAMA siano verosimili, ovvero che più della metà delle ricerche in campo medico siano insulse e non servono a nulla, vorrei far notare che gli autori del lavoro pubblicato su JAMA (e di cui non è dato conoscere gli estremi) hanno potuto scrivere una cosa del genere per un motivo molto semplice.

In campo medico, così come in tutti i campi in cui si maneggiano grandi numeri, esistono le cosidette meta-analisi.

Si tratta di lavori di ricerca in cui viene scandagliata la letteratura esistente in merito ad un determinato argomento; si individuano, nel merito, i limiti metodologici di ogni singolo lavoro e si scartano tutti quelli non ritenuti validi. La selezione così effettuata consente di concentrare l’attenzione di tutti (scienziati e non) sugli studi che sono ineccepibili dal punto di vista metodologico. A quel punto si può argomentare in merito ai modelli che meglio descrivono i fatti osservati che, ripeto, sono ottenuti tutti in modo da essere sia ripetibili che riproducibili.

Fatto,quindi, 100 il numero di studi presi in considerazione, 60 di essi mostrano limiti metodologici? Benissimo, la comunità scientifica si concentra sui 40 che, invece, sono attendibili. Su questi 40 studi si costruiscono i modelli che possono spiegare i fatti osservati. I modelli che servono per spiegare i fatti non sono costruiti né per acclamazione, né per elezione, né per un qualsiasi metodo politico democratico. Sono costruiti solo ed esclusivamente da gente che spende la vita per comprendere i dati sperimentali e che ha competenza in materia. Tutti gli altri sono esclusi a meno che non intendano colmare le loro lacune cognitive cominciando a studiare nei settori scientifici di interesse.

In altre parole, in merito ai vaccini o all’omeopatia non esiste nessun dibattito. E non è possibile instaurare nessun dibattito se non tra persone che hanno lo stesso background culturale. Questo vuol dire che un cardiologo NON può discettare di vaccini con un virologo, così come un virologo NON può mettersi a parlare di cardiologia con un cardiologo. Allo stesso modo chi si è laureato alla scuola della vita leggendo i libri dell’università Google, non è i grado di confrontarsi con nessuno dei professionisti anzidetti.

Riferimenti

[1]https://www.facebook.com/events/767116230110172/permalink/780576812097447/?ref=4&action_history=null
[2] https://www.facebook.com/…/383…/permalink/1334609296609852/…
[3] http://osle.it/…/la_legalita_e_il_rovescio_della_medaglia_-…
[4] https://www.facebook.com/RinoConte1967/posts/1905050496383144:0
[5] http://jamanetwork.com/journa…/jama/article-abstract/2397816

Correlazioni e causalità ovvero delle fallacie degli antivaccinisti

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Ecco cosa intendo per fallacie degli antivaccinisti.

Il grafico che sto usando per illustrare questa breve nota riporta in ascisse (asse x) il tempo espresso in anni, mentre in ordinate (asse y) due variabili; a sinistra c’è la quantità di mozzarella consumata per anno, a destra il numero di persone che negli stessi anni è riuscita a concludere il suo percorso di dottorato di ricerca.

Questo grafico è veramente utile. Consente di dire che il consumo di mozzarella è direttamente correlato alla capacità degli studenti di poter concludere brillantemente il proprio percorso di dottorato.

In effetti è un bene. Sotto l’aspetto economico un grafico del genere fa il bene dei caseifici Italiani riconosciuti a livello internazionale per la qualità dei loro prodotti.

Studenti di tutto il mondo, consumate mozzarella Italiana e diventerete dottori di ricerca!

Bello vero?

Il punto è che grafici di questo tipo si possono costruire per ogni cosa e non hanno alcuna validità scientifica. Un esempio tipico sono le classiche correlazioni causali invocate dagli antivaccinisti.

Questi in genere dicono: la tal patologia (autismo, paralisi o altro) si è verificata dopo l’assunzione del vaccino. Ho visto mio figlio trasformarsi in malato cronico dopo la fatidica iniezione vaccinale.

Questa presunta correlazione che si basa solo sull’osservazione soggettiva di una relazione causa-effetto non ha alcuna validità scientifica. Questo viene più volte indicato da tanti specialisti e divulgatori tra cui il Prof. Roberto Burioni e Ulrike Schmidleithner. Il primo gestisce una piacevolissima pagina che si chiama Roberto Burioni, Medico, la seconda gestisce da tantissimo tempo una utilissima pagina che si chiama VaccinarSI. Entrambi sono in prima linea per la corretta informazione in merito all’indiscussa validità della profilassi vaccinale.

Aggiungo di mio un documento della American Academy of Pediatrics (AAP) al seguente link: https://www.aap.org/…/Docu…/immunization_vaccine_studies.pdf in cui vengono riassunte le conclusioni di un bel po’ di lavori scientifici. Da queste si evince che i vaccini non hanno alcuna controindicazione e, comunque, non sono assolutamente correlati ad autismo o altre patologie come tante volte, e fin troppo spesso, richiamato dagli antivaccinisti.

Come è esplicitamente dichiarato dalla AAP, i vaccini sono sotto costante e continuo controllo proprio perché devono essere utilizzati su individui molto piccoli e/o indifesi sotto l’aspetto immunitario:

“The safety and effectiveness of vaccines are under constant study. Because vaccines are designed to be given routinely during well-child care visits, they must be extraordinarily safe. Safety testing begins as soon as a new vaccine is contemplated, continues until it is approved by the FDA, and is monitored indefinitely after licensure. The American Academy of Pediatrics (AAP)
works closely with the Centers for Disease Control and Prevention (CDC) to make recommendations for vaccine use”

Gli unici responsabili della sindrome autistica non sono i vaccini, bensì i geni. In altre parole, la sindrome autistica è una patologia genetica. Uno studio pubblicato nel 2012 lo dimostra molto chiaramente: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3513682/.

Una conclusione del genere non è piacevole perché, in genere, i genitori non hanno strumenti per poter affrontare la natura genetica della sindrome autistica dei loro figli. Quando si prendono in considerazione fattori genetici, ognuno di noi si sente responsabile in prima persona dei danni subiti dai propri figli, sebbene nessuno di noi sia responsabile di alcunché.

Il mondo scientifico è fatto da tante persone. Ci sono studiosi (e sono la maggioranza) che prendono molto seriamente il loro lavoro e cercano di apportare miglioramenti alla nostra salute attraverso l’implementazione delle conoscenze umane. Tuttavia, ci sono anche quelli profondamente disonesti come Wakefield (https://it.wikipedia.org/wiki/Andrew_Wakefield), che approfittano delle nostre paure e ne vogliono trarre beneficio.

Il mondo scientifico è in grado di porre rimedio ai danni provocati da questi truffatori attraverso la corretta applicazione del metodo scientifico.

Noi tutti (e mi rivolgo ai miei colleghi) dobbiamo fare ancora di più per fare in modo che gli anticorpi basati sul metodo scientifico siano in grado di agire anche su chi non ha gli strumenti che noi ci siamo costruiti con anni di studio e di applicazioni sperimentali. Solo in questo modo truffatori, ciarlatani ed imbonitori possono avere vita sempre più difficile e breve.

Fonte del grafico: https://www.fastcodesign.com/…/hilarious-graphs-prove-tha…/5

L’immunità di gregge

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Più volte ho parlato di vaccini e della loro importanza [1, 2] e proprio recentemente, su questa pagina è stata fatta una diretta col Dr Di Girolamo che ci ha parlato dell’importanza dei vaccini [3]. Durante la sua presentazione, il Dr Di Girolamo ci ha parlato anche dell’immunità di gregge. Si tratta della capacità che ha una popolazione di tener fuori batteri e virus pericolosi per l’uomo, quando una buona parte della popolazione stessa è immune (per effetto delle vaccinazioni) ai predetti batteri e virus.

Non è semplice comprendere il significato di immunità di gregge. Infatti, nonostante medici preparati cerchino di spiegarne l’importanza per quella parte di popolazione che non può essere soggetta a vaccinazione perché immunodepressa, c’è sempre qualcuno che dice “ma cosa vuoi che sia. Non mi vaccino tanto tu sei vaccinato e non ti può accadere nulla”.

I vaccini, di solito innocui per individui sani, diventano pericolosi per persone immunodepresse perché anche batteri e virus depotenziati possono avere effetti devastanti se il sistema immunitario non è capace di “agire” in tempo per bloccare l’azione di quanto contenuto nei vaccini stessi (mi scuso con i medici per il mio linguaggio non appropriato).

Per poter comprendere l’importanza dell’immunità di gregge, si può far riferimento ad una bellissima animazione in questo link: https://www.theguardian.com/…/-sp-watch-how-measles-outbrea….
Si osserva la propagazione del morbillo in una popolazione con percentuale crescente di individui vaccinati. Più alta è la percentuale di individui vaccinati, più bassa è la probabilità che il morbillo possa infettare persone che, loro malgrado, non possono acquisire resistenza al morbillo a causa di patologie che li rendono immunodepressi.

Trovo questa illustrazione veramente molto istruttiva.

Riferimenti
[1]https://www.facebook.com/RinoConte1967/photos/a.1652785024943027.1073741829.1652784858276377/1929693550585505/?type=3
[2] https://www.facebook.com/RinoConte1967/photos/a.1652785024943027.1073741829.1652784858276377/1928641477357379/?type=3
[3] https://www.facebook.com/pg/RinoConte1967/videos/…

Sulla correlazione casuale e non causale vaccini/autismo

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Non sono un medico. Come scrivevo un po’ di tempo fa, questo potrebbe rendermi non credibile quando faccio invasione di campo e parlo di argomenti che non sono strettamente di carattere chimico o correlati in qualche modo alla salvaguardia ambientale o alla chimica fisica applicata all’ambiente (i miei campi di ricerca). Tuttavia, sono un tecnico, ovvero mi occupo di scienza da un po’ di tempo ed ho sviluppato, o almeno credo di aver sviluppato, quel senso critico che porta chiunque si occupi di scienza in modo serio a saper distinguere le scemenze da ipotesi più o meno attendibili.

Quando leggo di lavori ritrattati o ritirati dalla letteratura scientifica perché i dati sperimentali erano stati ottenuti alterando i risultati, inventandoli di sana pianta o frodando, sono certo che le ipotesi fatte sulla base di quei dati non possono essere più prese in considerazione a meno che non sopraggiungano dei lavori basati su dati oggettivi e meno attaccabili sotto l’aspetto metodologico. È il caso parecchio frequente oggigiorno della correlazione vaccini/autismo. Questa correlazione si basa su un lavoro di un medico britannico che, attraverso esperimenti pilotati, ha pensato di ottenere esattamente la correlazione anzidetta. Ma di questo ho già scritto e non vale la pena ripetermi.

La curiosità mi ha spinto stavolta a cercare nella letteratura scientifica se esistano studi che riescano ad individuare le possibili cause della sindrome autistica. Ho fatto una ricerca veloce in rete usando poche parole chiave e tra le centinaia di siti spazzatura sono riuscito a trovare un po’ di lavori nei quali è stato possibile evidenziare che i vaccini c’entrano nulla con tale sindrome.

Addirittura ben 3 anni prima del famigerato lavoro del medico britannico summenzionato, viene pubblicato un lavoro (http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract…) nel quale si riporta testualmente

“The findings indicate that autism is under a high degree of genetic control and suggest the involvement of multiple genetic loci”.

Ovvero, già nel 1995 si sospettava una possibile causa genetica per l’autismo. Ciò è stato confermato qualche anno dopo da un altro lavoro in cui si riporta:

“Review of 2 major textbooks on autism and of papers published between 1961 and 2003 yields convincing evidence for multiple interacting genetic factors as the main causative determinants of autism”.

Il lavoro è qui: http://pediatrics.aappublications.org/content/…/5/e472.short. Ancora una volta fattori genetici sono responsabili della sindrome autistica. Ma la cosa più rilevante è che nel predetto lavoro è anche scritto:

“Autism is a complex, behaviorally defined, static disorder of the immature brain that is of great concern to the practicing pediatrician because of an astonishing 556% reported increase in pediatric prevalence between 1991 and 1997 […] This jump is probably attributable to heightened awareness and changing diagnostic criteria rather than to new environmental influences”.

Ovvero, l’aumento del numero di casi di bambini autistici si deve al miglioramento delle tecniche usate per la diagnosi della sindrome. In altre parole, i vaccini non c’entrano NULLA. Ma se anche questo non bastasse, o si ritenesse che le riviste linkate non siano sufficientemente autorevoli, un ulteriore lavoro (http://link.springer.com/article/10.1007/s10803-004-1038-2) riporta che

“Autism is a heterogeneous disorder that can reveal a specific genetic disease. This paper describes several genetic diseases consistently associated with autism (fragile X, tuberous sclerosis, Angelman syndrome, duplication of 15q11-q13, Down syndrome, San Filippo syndrome, MECP2 related disorders, phenylketonuria, Smith–Magenis syndrome, 22q13 deletion, adenylosuccinate lyase deficiency, Cohen syndrome, and Smith–Lemli–Opitz syndrome) and proposes a consensual and economic diagnostic strategy to help practitioners to identify them”.

In altre parole, la sindrome autistica ha origini genetiche e potrebbe essere legata ad altre sindromi genetiche come quella Down.

E veniamo ai giorni nostri. È di qualche giorno fa la pubblicazione di un lavoro fatto su dei primati in cui si rileva assenza di correlazione tra vaccino e autismo: http://www.pnas.org/content/112/40/12498.full.pdf. La cosa interessante di questo lavoro pubblicato su PNAS (rivista molto quotata) è che neanche la somministrazione di un derivato organico del mercurio, usato come stabilizzante nei vaccini, ha avuto alcun effetto sui primati. Sempre nel 2015, ovvero pochi mesi fa, un lavoro apparso su Cell (altra rivista quotatissima in ambito scientifico) riporta che la sindrome autistica può essere dovuta alle modifiche di un gene particolare indicato come UBE3A. Il lavoro è qui: http://www.cell.com/abstract/S0092-8674(15)00770-9.

Qualche altro lavoro, piuttosto che modifiche genetiche, attribuisce a fattori ambientali l’insorgenza della sindrome: http://archpsyc.jamanetwork.com/article.aspx…. In ogni caso i vaccini sembrano completamente scagionati. Non sono responsabili dell’autismo la cui diagnosi è solo casualmente fatta nel periodo delle vaccinazioni pediatriche.

Allora la domanda diventa d’obbligo. Perché tanta gente continua ostinatamente a voler attribuire ai vaccini la causa scatenante dell’autismo?

Non sono neanche uno psicologo, ma la mia opinione (e proprio per questo soggettiva) si basa su due ordini di fattori. Il primo è che se la sindrome autistica avesse cause genetiche, un genitore si sentirebbe direttamente, ma anche erroneamente, responsabile dell’autismo del figlio. Quale genitore si vorrebbe sentir dire che qualcosa è andato storto nei processi di replicazione del DNA durante la gestazione con la conseguente insorgenza (diagnosticata ben oltre il parto) della sindrome autistica? Quale genitore, ritenendosi erroneamente responsabile della sindrome del figlio, non pensa che, secondo natura, toccherà a lui morire per primo e lasciare un figlio non completamente autosufficiente privo di qualsiasi sostegno per il resto della sua, possibilmente, lunga vita? Non si è pronti. Non sono un padre, ma penso che non si sia mai pronti ad accettare qualcosa del genere. Meglio, molto meglio, incolpare il destino o un Dio qualunque. Oggi, e questo è il secondo dei due ordini di fattori citati prima, la scienza ha preso il posto della religione. La gente comune, ovvero chi non si occupa di scienza, ricerca in essa le certezze che una volta erano date dai preti. Il problema è che la scienza non dà certezze. La verità scientifica è tutt’altro che assoluta. Non è la verità immutabile della religione. Da qui la mancanza di fiducia generalizzata nei confronti di tutto il comparto scientifico che viene incolpato dell’incapacità di indicare una strada sicura ed immutabile per la comprensione di fenomeni che rispondono solo al caso.

#iovaccino, NO alla #disinformazione

 

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