Introduzione
Di tanto in tanto nei reel di Facebook compare uno spezzone del confronto tra la professoressa Margherita Hack e Monsignor Zenti in merito alla diatriba Fede-Scienza registrata nel 2010 presso l’Auditorium di Verona.
Devo dire che, fino a pochi giorni fa, non avevo mai visto per intero questo dibattito tra due menti così diverse. Per chi volesse approfondire, l’intera registrazione è disponibile qui sotto:
Prima di entrare nello specifico, c’è un’impressione generale che balza subito agli occhi: si vede in modo palese la differenza tra chi ha un paio di millenni di retorica alle spalle (Monsignor Zenti e suoi sodali) e chi, invece, è abituato a far parlare i dati senza alcuna capacità di infiocchettare le parole che dice (Professoressa Hack).
Partiamo da una piccola evidenza che sembra di poca importanza ma che, al contrario, dà immediatamente la sensazione che i religiosi siano più abituati degli scienziati a maneggiare le parole e la comunicazione. Mentre la Professoressa Hack e il moderatore individuano Zenti come Monsignore, ovvero col titolo che gli spetta per la carica che ricopre, Monsignor Zenti e sodali non hanno mai usato il termine Professoressa nei confronti di Margherita Hack. Hanno sempre indicato la Professoressa col termine “signora”.
Sapete cosa vuol dire in termini comunicativi? Vuol dire semplicemente privare Margherita Hack della sua autorevolezza scientifica relegandola al ruolo di semplice essere umano (dovrei dire donna) le cui opinioni lasciano il tempo che trovano. In altre parole, il Monsignore ed i suoi sodali fin dall’inizio del confronto hanno cercato di ridimensionare la figura della Professoressa Hack per indebolire le sue parole di scienziata e autorità in ambito scientifico.
Questa situazione è tipica delle culture patriarcali in cui l’uomo, nel senso di maschio, viene visto come superiore alla donna. È capitato anche a me una volta: ero in auto con delle persone ed avevo accanto a me una collega professoressa ordinaria esattamente come me. Ma mentre io venivo indicato come professore, la mia collega veniva costantemente indicata come dottoressa. Come il Monsignore per la Hack, anche queste persone svalutavano il ruolo della mia collega non attribuendole il titolo accademico che le spettava. Avessero indicato anche me come dottore, invece che professore, ci sarei passato sopra. Purtroppo, non fu così.
Questa asimmetria verbale non è solo una sgrammaticatura istituzionale o un retaggio patriarcale. In quel contesto, è una vera e propria postura metodologica. C’è un filo rosso invisibile che lega il rifiuto di chiamare Margherita Hack “Professoressa” al modo in cui il pensiero teologico si rapporta alla scienza. In entrambi i casi, l’obiettivo non è un’indagine paritaria, ma l’imposizione di una cornice predefinita in cui la fede si auto-assegna una posizione di superiorità.
Ed è proprio qui, sotto il velo delle parole infiocchettate della retorica religiosa, che emerge il vero equivoco del dibattito: l’illusione che scienziati e teologi, quando usano la parola “ragione”, stiano parlando della stessa cosa. Monsignor Zenti, come molti intellettuali religiosi, rivendica spesso la razionalità della propria fede. Ma qual è la reale differenza tra il razionalismo di chi studia le stelle e quello di chi difende un dogma?
Due modi opposti di intendere la Ragione
Per capire lo scontro di Verona, bisogna smontare il concetto di “scelta razionale” che i religiosi usano per giustificare il proprio credo. Esistono infatti due razionalismi radicalmente diversi nei presupposti e nei fini: quello scientifico e quello religioso. Nella tabella seguente si riassumono i punti fondamentali che delineano le differenze tra razionalismo scientifico e religioso.
| Caratteristica | Razionalismo Scientifico | Razionalismo Religioso (Teologico) |
| Punto di partenza | Il dubbio e l’osservazione. Non ci sono verità immutabili a priori; tutto deve essere verificato o falsificato. | Il dogma o la rivelazione. Si parte da una verità assoluta e accettata per fede (es. l’esistenza di Dio, un testo sacro). |
| Ruolo della Ragione | Strumento di indagine autonomo. Serve a costruire ipotesi, analizzare dati e trarre conclusioni basate sull’evidenza empirica. | Strumento di giustificazione e comprensione. Serve a spiegare, ordinare e dimostrare la coerenza interna di una verità già data (fides quaerens intellectum). |
| Criterio di Verità | La riproducibilità e la falsificabilità. Una teoria è valida solo se resiste alle prove empiriche e può essere smentita da dati contrari. | La non-contraddizione interna e l’autorità. La verità è valida se è logicamente coerente con i testi sacri o la tradizione e se spiega l’ordine del mondo. |
| Esito del Processo | Sempre provvisorio. Le conclusioni cambiano se emergono nuove prove o modelli matematici più precisi. | Definitivo. La conclusione deve necessariamente confermare la premessa iniziale (la fede). |
Il Razionalismo Religioso: La Ragione al servizio della Fede
Quando un pensatore religioso (si pensi alla tradizione della Scolastica con San Tommaso d’Aquino) parla di scelta razionale, intende dire che la mente umana può e deve usare la logica per comprendere la creazione. In questo contesto, la razionalità serve a dimostrare che la fede non è assurda. Si usano sillogismi e passaggi logici stringenti per dimostrare, ad esempio, l’ordine dell’universo (l’argomento teleologico) o la necessità di una causa prima (l’argomento cosmologico).
Il limite intrinseco della ragione dogmatica è che essa si muove dentro un perimetro invalicabile. Se un ragionamento logico porta alla conclusione che un dogma è falso, per il razionalismo religioso è il ragionamento umano a essere fallace (o limitato), non il dogma.
Il Razionalismo Scientifico: La Ragione guidata dall’Evidenza
Il razionalismo scientifico (che si fonde strettamente con l’empirismo) non accetta autorità supreme o testi intoccabili. La logica e la matematica sono gli strumenti usati per formulare ipotesi, ma l’arbitro finale è sempre la realtà sperimentale.
In ambito scientifico, se i dati contraddicono l’ipotesi di partenza, per quanto quell’ipotesi fosse logicamente elegante, viene scartata o modificata. Non c’è un obiettivo prefissato a cui il ragionamento deve per forza approdare.
In altre parole
La differenza fondamentale tra le due forme di razionalismo si potrebbero riassumere in una battuta:
- Il razionalismo scientifico usa la ragione come una bussola per esplorare l’ignoto, pronti a cambiare strada se la mappa si rivela sbagliata.
- Il razionalismo religioso usa la ragione come un avvocato per difendere e spiegare una causa che ha già deciso essere giusta in partenza.
Conclusioni
Hanno poco da dire Monsignor Zenti e suoi sodali che il loro razionalismo è del tutto simile a quello della Professoressa Hack: non è così. Il suono della parola “razionalismo” è lo stesso, ma il suo significato religioso si trova su lidi opposti a quelli occupati dal significato scientifico dello stesso termine. E a poco conta che i religiosi si sentano offesi quando li si indica come “infantili” perché credono in qualcosa/qualcuno che la Professoressa Hack ha definito come confrontabile alla befana o a babbo natale. Nessuno vieta loro di credere in chicchessia, ma a distanza di sedici anni dal confronto Zenti-Hack, noi scienziati non cadiamo più nelle trappole retoriche dei religiosi. Anche noi abbiamo imparato e sappiamo come difenderci dalle manipolazioni del Signor Zenti e dei suoi seguaci.


